Mancano i medici per le trasfusioni. E al Sant’Anna tornano i “gettonisti”

Sanità Ieri l’assemblea annuale Avis: donazioni in calo, un migliaio in meno dell’anno prima. Ma a preoccupare è soprattutto la mancanza di specialisti: «La situazione è drammatica»

Mancano medici per effettuare le trasfusioni, nove hanno lasciato lo scorso anno gli ambulatori, e al Sant’Anna arrivo i “gettonisti”.

Se n’è parlato ieri all’assemblea annuale dell’Avis, momento importante per tutta la rete solidale attiva a Como e provincia. I lavori sono iniziati con i saluti del ministro per la Disabilità Alessandra Locatelli, a Novedrate, dove è intervenuto anche l’assessore regionale Alessandro Fermi. La breve relazione del presidente provinciale dell’Avis Paolo Pietroni si è concentrata sulla carenza degli specialisti nei centri trasfusionali, tema che per la verità investe tutto il comparto della sanità, con ripercussioni anche serie nei reparti.

«Prosegue la collaborazione con Ats e Asst per risolvere al meglio le problematiche dei medici – la relazione del presidente -, lo scorso anno ben nove dottori hanno cessato la loro attività compresa la responsabile del centro di via Napoleona Maria Cristina Buonanno. Gli accordi con le autorità sanitarie hanno previsto l’attivazione di medici trasfusionisti a chiamata e a gettone. Questi accordi hanno permesso di continuare le donazioni in tutti i centri collegati al Sant’Anna, salvo pochi giorni di chiusura per carenza di personale. Anche l’ospedale di Erba ha chiuso qualche settimana proprio per mancanza di medici, ora ha ripreso l’attività due giorni a settimana».

Servizio in parte compensato dal Valduce

L’ultima responsabile in via Napoleona ha da poco fatto le valigie, c’è una facente funzioni che però è in teoria in servizio a Menaggio. Il servizio è solo in parte compensato dal Valduce, altro centro di riferimento. Il ragionamento del presidente Avis guarda comunque a tutto il territorio Comasco, non solo alla città. A Erba dopo lo stop si teme una nuova chiusura, a giugno è in uscita un altro medico. «È drammatico, i bandi d’assunzione vanno a vuoto – spiega Luca Frigerio, direttore sanitario dell’Avis di Como – e i centri fanno ricorso ai medici a gettone». Quanto alle donazioni in totale nel 2025 sono state 27.850 contro le 28.605 del 2024. Il calo però è in linea con il resto del territorio, anche perché il servizio sanitario domanda ora più plasma che sangue intero. Infatti le sacche di plasma sono passate da 5.244 a 5.653. È uno sforzo aggiuntivo perché donare il plasma implica più tempo e più fatica, è un prelievo meno immediato. Si tratta però di un componente oggi prezioso anche per l’impiego nei trattamenti e nella produzione di farmaci salvavita. Ad oggi a livello nazionale a proposito di sangue non abbiamo ancora raggiunto l’autosufficienza, hanno spiegato ieri dall’Avis, quindi occorre fare ricorso alle importanzioni. Un dato decisamente confortante invece riguarda i volontari, dimessi 1194 sostenitori nel 2025 si sono iscritti 1508 nuovi soci, in totale oggi l’Avis Comasca conta 16.558 persone generose. I vari gruppi attivi tra la città e la provincia sono molto partecipati. A tal proposito ieri all’assemblea sono stati illustrati i tanti progetti che riguardano le scuole e la formazione, per motivare gli alunni e studenti alla donazione e all’impegno civile. Cantù, Lomazzo, Carugo, Mariano, la volontaria Ivana Casella ha snocciolato tanti esempi, iniziative che hanno coinvolto centinaia di ragazzi e ragazze che «vogliono scegliere un domani di cambiare la vita di qualcuno» «perché ogni donazione è un atto d’amore».

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