«Milia malato, uccise per un raptus»

Asso Omicidio del comandante, le motivazioni della sentenza: «Non capiva la gravità delle sue azioni». I giudici lo hanno dichiarato incapace di intendere e di volere. «La sua è una patologia cronica incurabile»

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«Antonio Milia non è mai stato consapevole della propria malattia. Interpretava in modo distorto eventi innocui. Era convinto che qualcuno tra il suo comandante e i carabinieri stessero tramando contro di lui. Il raptus fu generato da poche parole pronunciate dalla vittima, “Ehi Milia Milia”, in occasione di un incontro casuale. E’ però da escludere che egli abbia compreso la gravità delle proprie azioni».

Il quadro clinico

Con queste parole i giudici dell’Appello militare di Roma hanno motivato la decisione che era stata presa lo scorso mese di dicembre e che aveva portato a confermare la sentenza militare di Verona (primo grado) che aveva sancito la non imputabilità del brigadiere in servizio nella caserma di Asso, incapace di intendere e di volere. Milia aveva sparato uccidendo il proprio comandante Doriano Furceri, intorno alle ore 17 del 27 ottobre 2022.

Spari esplosi all’interno della caserma dove poi lo stesso Milia si era asserragliato per ore, fino all’intervento – quando era già il 28 ottobre – dei militari del Gruppo di Intervento Speciale.

I giudici, tra l’altro, hanno confermato la «pericolosità sociale» del brigadiere, «per una patologia in atto non destinata alla guarigione e gravissima» della quale il carabiniere «non aveva percezione». Una psicosi cronica, che avrebbe alterato la percezione della realtà e portato Milia a focalizzarsi su una «minaccia percepita ma irrazionale», quella che lo portava a credere che qualcuno ce l’avesse con lui e che il proprio comandante – che quel giorno incontrò per caso – o i colleghi ce l’avessero con lui cercando di danneggiarlo.

La decisione

I giudici dell’Appello militare avevano disposto una nuova perizia, accogliendo quella che era stata una delle istanza del pm. Ma anche il nuovo elaborato aveva alla fine confermato «la totale incapacità», una «patologia incurabile» e una pericolosità di «grado alto» già presente da tempo e che aveva portato anche al ricovero del militare in ospedale.

Da quel momento, secondo i giudici, iniziò una «sequenza di errori diagnostici» che portarono non solo alla dimissione dell’ospedale ma anche a rimettere in servizio Milia restituendogli la pistola d’ordinanza. La commissione medica che reputò Milia idoneo al servizio militare restituendo l’arma e rimettendolo il servizio è del 18 ottobre 2022, l’omicidio del comandante Furceri del 27 ottobre.

Nel corso del processo militare di secondo grado a Roma anche il pm, alla fine e dopo la nuova perizia, si era associato alla incapacità di intendere e di volere. Ed è improbabile proprio per questo che si possa ora ricorrere anche di fronte al terzo grado militare.

Antonio Milia, 61 anni, sparò più colpi di pistola a distanza ravvicinata al proprio comandante Doriano Furceri, uccidendolo dentro la caserma di Asso per poi barricarsi al suo interno. Solo dopo ore e con una irruzione forzata il brigadiere venne arrestato per il delitto commesso.

Il Tribunale militare di Verona l’aveva però prosciolto, proprio per l’incapacità di intendere e volere, mentre la Procura militare aveva chiesto una condanna a 24 anni di carcere. Incapacità totale riconosciuta poi anche dai giudici di Roma.

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