Rapine in villa e persone legate. La stessa banda in azione?

Castelmarte Le indagini sull’assalto di lunedì considerano l’ipotesi di una matrice comune. Tanti elementi uguali al colpo di Appiano

Castelmarte

Una sola banda, che sta piano piano affinando il proprio modo di agire e di muoversi, oppure due bande distinte, che potrebbero tuttavia essere batterie di una stessa organizzazione criminale?

Sono due piste tra le tante su cui si stanno muovendo in queste ore i carabinieri della Compagnia di Como dopo la brutale rapina in villa avvenuta nella serata di lunedì a Castelmarte e di cui abbiamo dato conto sul giornale di ieri.

Il bottino

In casa, al momento del colpo che ha fruttato circa 15 mila euro di bottino tra contanti (oltre tremila euro) e oggetti preziosi, c’erano marito e moglie di 77 e 70 anni e il nipote di 14 anni. Un colpo che per molti aspetti, compreso l’accendo dell’Est dei rapinatori ma anche il numero delle persone in azione in prossimità della casa, quattro, ha richiamato molto da vicino quanto era successo a marzo ad Appiano Gentile. Anche in quel caso, tra l’altro, i malviventi non avevano forzato alcuna porta o finestra ma avevano semplicemente atteso il momento opportuno per entrare in casa da una finestra che era stata per un attimo aperta.

Sia ad Appiano sia a Castelmarte, le persone presenti in casa erano state legate e minacciate per farsi consegnare la combinazione della cassaforte.

Più organizzati

Ma qui emerge un primo elemento che è al vaglio: ad Appiano la banda aveva utilizzato per legare le vittime quello che aveva trovato nella casa (fili di ferro e una fascia), in un modo dunque meno organizzato rispetto a Castelmarte dove invece i quattro rapinatori si sono presentati già con le fascette di plastica come quelle che vengono usate dagli elettricisti.

Di cosa stiamo dunque parlando? Della stessa banda che sta affinando piano piano il proprio modo di agire, oppure di una seconda banda più organizzata della precedente, magari guidata a monte da una stessa mente criminale? Un altro elemento è al vaglio: le vittime hanno notato quattro persone muoversi dentro la loro casa, ma uno di loro aveva anche un auricolare verosimilmente collegato dunque con l’esterno, probabilmente con un “palo” che indicava loro l’eventuale arrivo di persone non gradite.

Anche questo dato farebbe dunque pensare ad un piano più ampio, anche perché non è credibile che i malviventi siano davvero scappati a piedi. Da qualche parte doveva esserci qualcuno che li aspettava.

Di certo i rapinatori non erano riconoscibili, se non per il loro accento dell’Est proprio come ad Appiano Gentile, avendo addosso passamontagna che ne lasciavano liberi solo gli occhi. Intanto però i carabinieri stanno acquisendo le registrazioni di tutte le telecamere presenti in zona. Non nella casa, ma lungo le vie di accesso e di fuga. Nella speranza che qualche traccia della banda possa essere rimasta.
Intanto sulla rapina di Castelmarte l’onorevole della Lega Eugenio Zoffili ha presentato una interrogazione depositata alla Camera e rivolta al Ministro dell’Interno e della Difesa in cui si chiedono rafforzamenti alla sicurezza nelle zone dell’Erbese e della Valassina, con la <necessità di un immediato potenziamento> degli organici con particolare riferimento alle stazioni dei carabinieri di Erba, Asso, Bellagio e Lurago d’Erba, ma anche del Radiomobile di Como.

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