Rosa Bazzi, nuovo processo: «Ha diffamato Pietro Castagna»

Strage di Erba Ma l’udienza è stata fissata quando ormai il reato potrebbe essere prescritto

Erba

«Prova a pensarci. Prova a immaginarlo. Sei seduto sul divano, davanti alla televisione, e alla donna che ha sterminato la tua famiglia viene consentito senza nessun tipo di problema o di scrupolo di dire che vuole sedersi a un tavolo con te per vedere chi tra lei e io è l’assassino».

Pietro Castagna non ha mai nascosto le conseguenze, dal punto di vista psicologico, causate dall’intervista rilasciata alla trasmissione Le Iene da Rosa Bazzi, nella quale la donna che ha tagliato la gola a un bimbo di tre anni e concorso a massacrare tre donne, aveva puntato il dito contro lo stesso Pietro accusandolo direttamente di essere l’autore della strage di Erba. Ora, e dopo un iter infinito, la donna dovrà comparire davanti a un giudice per rispondere dell’accusa di diffamazione aggravata. Un processo che si apre di fatto già senza storia, visto che ormai il reato è prescritto.

Il pm di Monza Michele Trianni ha disposto la citazione a giudizio per Rosa Bazzi per il prossimo 18 maggio. A quel processo non ci sarà Antonino Monteleone, il giornalista della trasmissione de Le Iene che aveva intervistato l’autrice della strage di Erba, in concorso con il marito Olindo Romano. La Procura di Monza aveva infatti chiesto e ottenuto l’archiviazione delle accuse, sostenendo l’esimente del diritto di cronaca. E questo nonostante la Procura di Como, dove inizialmente il procedimento era stato avviato, aveva mandato davanti al giudice anche Monteleone.

E nonostante l’archiviazione nell’atto d’accusa contro Rosa Bazzi si legge: «Offendeva (la Bazzi ndr) la reputazione di Castagna Pietro» per aver dichiarato in un’intervista «”Pietro deve sedersi a tavola con me e dobbiamo vedere tra me e lui chi è il colpevole” e Monteleone Antonio Salvatore conduceva l’intervista senza dissociarsi dalle dichiarazioni da lei rilasciate».

Sulle gravissime accuse mosse da Rosa Bazzi a Pietro Castagna, però, sarà impossibile avere giustizia. Tra quattro giorni scadranno i sei anni dalla messa in onda dell’intervista e, di conseguenza, il reato finirà in prescrizione (a meno di atti interruttivi, che allungherebbero la prescrizione a sette anni e mezzo). È quindi molto probabile che tra un mese, in aula, il giudice Valentina Schivo nel corso dell’udienza predibattimentale non potrà far altro che prendere atto della prescrizione e chiudere il caso.

Colpa dei tempi incredibilmente lenti con i quali la vicenda giudiziaria si è mossa, per un fascicolo che non richiedeva alcun tipo di indagine, ma solo la valutazione giuridica di un comportamento sotto gli occhi di tutti. Eppure se nel 2020 è stato disposta la citazione a giudizio, l’udienza è stata fissata soltanto due anni più tardi nell’ottobre 2022. Ed è stata aggiornata a un anno dopo, settembre 2023. Quando il giudice di Como ha accolto la dichiarazione di incompetenza territoriale e inviato gli atti a Monza, in quanto l’eventuale reato sarebbe stato commesso a Cologno Monzese, presso gli studi Mediaset. E a Monza la Procura si è mossa quasi due anni più tardi, con la fissazione dell’udienza a maggio 2026.

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