«Troppi debiti, la parrocchia fallisce»: don Stefano chiede un prestito ai fedeli
Ponte Lambro Il grido d’allarme lanciato attraverso il bollettino: non ci sono più soldi. «Tutto ha avuto origine dal mutuo aperto 20 anni fa per costruire il nuovo oratorio»
Ponte Lambro
La crisi parte dal mutuo acceso vent’anni fa per il nuovo oratorio, ma dopo la pandemia la situazione è precipitata: i fedeli che partecipano alla messa sono sempre meno, le offerte si sono prosciugate.
Tra bollette da saldare e un fido bancario in esaurimento, al parroco don Stefano Dolci non resta che vendere immobili, riorganizzare le messe per risparmiare sul riscaldamento e chiedere ai fedeli prestiti senza interessi.
Estrema franchezza
Don Dolci non ha mai nascosto i suoi pensieri, talvolta l’estrema franchezza - dal pulpito o su Facebook - gli ha anche causato qualche grattacapo. Fedele alla linea, dopo aver discusso i problemi con i consigli parrocchiali, ha deciso di scrivere sull’informatore parrocchiale per far comprendere ai pontelambresi la gravità della situazione e per chiedere un aiuto concreto. «La situazione è grave perché tra fatture che attendono di essere saldate, bollette e interessi passivi alla fine di febbraio non avremo più disponibilità sul conto corrente: non so se si può dire che una parrocchia “fallisce”, ma in pratica è così» spiega. «Con i consigli parrocchiali si è deciso di vendere l’ex casa del coadiutore e il terreno dove c’erano le serre, e di chiedere ai fedeli un prestito senza interessi con scadenza a 2 o 4 anni per affrontare l’emergenza immediata».
I fedeli riceveranno una lettera con un tagliando da compilare. «Anche una piccola somma offerta da tanti diventa una somma significativa. Chi vorrà dare un prestito verrà contattato per accordarsi sulle modalità concrete, ovvero la firma di una scrittura privata e la consegna della somma - chiarisce don Dolci - È un periodo davvero difficile perché affrontare ogni giornata con l’angoscia di non riuscire a pagare fatture e bollette non è proprio piacevole». Non si può dire che il parroco non stia facendo di tutto per risparmiare. Dall’inizio di febbraio ha spostato le messe festive (sabato alle 17, domenica alle 11 e alle 18) dalla parrocchiale alla chiesa più piccola di Lezza, che diventa «il luogo della celebrazione delle messe festive nel tempo invernale, così da risparmiare sulle spese di riscaldamento».
Questa scelta è legata alla crisi economica, certo, ma anche e soprattutto al calo dei fedeli. «La nostra parrocchia è in difficoltà finanziaria da una ventina d’anni a motivo della costruzione del nuovo oratorio (realizzato all’epoca di don Sergio Perego, ndr) e dalle crisi che si sono succedute, ma il periodo che ha seguito l’emergenza Covid ha aggravato pesantemente la situazione» dice don Dolci.
Pochi parrocchiani
La comunità che partecipa alla vita della parrocchia si è ridotta a 150 persone, come ha spiegato il sacerdote in consiglio parrocchiale parliamo del 4,5 per cento della popolazione residente. «Questo ha portato a una significativa diminuzione delle offerte, che sono l’unica fonte di sostentamento per la parrocchia, e all’esaurimento del fido bancario di 200mila euro garantito dalla fideiussione della diocesi». Per don Dolci il calo delle presenze deve portare a «ragionare sull’uso degli spazi e dei luoghi, inoltre dobbiamo pensare all’entità delle offerte date alla parrocchia per la questua domenicale, per la busta natalizia, per la celebrazione delle messe, dei sacramenti e dei funerali».
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