Bentornato Giofrè: «Cantù è nel futuro»
Basket Serie A La presentazione del nuovo General Manager della società, cresciuto qui come dirigente: «Vitucci? Un contatto c’è stato, ma è ancora presto»
Lettura 2 min.Cantù
Emozione? Tanta. Ma anche tanto ragionamento. È cominciata la nuova avventura di Simone Giofrè a Cantù, in un ruolo diverso rispetto che ha lasciato quando, 17 anni fa, decise di spiccare il volo nel mondo del basket come dirigente. È tornato nelle vesti di general manager, ruolo apicale nella struttura dell’area sportiva.
Alla presentazione, in sede a Cantù, c’erano tanti amici che lo hanno accompagnato negli anni: i suoi ex presidenti Alessandro Corrado (a Cantù) e Cecco Vescovi (a Varese) e il “maestro” Bruno Arrigoni. In platea anche Antonio Munafò e Sergio Paparelli, ma anche giornalisti come Mino Taveri, Werther Pedrazzi e tanti altri. Una festa, in pratica.
Il prossimo coach
Ma Giofrè si è presentato subito bene, citando qua e là, cercando – per sua stessa ammissione – di evitare le banalità delle presentazioni. Dando subito una (mezza) notizia: «Vitucci? È un grande allenatore, molto esperto. Il link tra me e lui è facile, avendo lavorato insieme per otto anni. Non nego che un contatto con lui e l’agenzia ci sia già stato. Ma, come detto, siamo solo alla prima chiacchierata. Intanto, è doveroso ringraziare chi ha permesso a Cantù di tornare e restare in A: Santoro, Brienza e De Raffaele».
Preambolo di spiegazioni e ringraziamenti, compresi a papà Gino e mamma Giudy che hanno fatto parte di Cantù in passato: «È una giornata molto importante, inizia una nuova avventura. Grazie al presidente Roberto Allievi, so che è stato lui con il Cda a volermi fortemente. Non nascondo la mia emozione: sono nato e cresciuto qui nato e cresciuto qui, con questa maglia».
Già, la storia, richiamata più volte nel coso della presentazione: «Stamattina in auto, ho pensato a un numero: 000105. È il codice di affiliazione Fip di Pallacanestro Cantù, il codice più antico d’Italia e questa è già una cosa da pelle d’oca. Conosco la tradizione, per me è una sfida e un valore: per me la storia sono Aldo Allievi, che veniva a vedere le mie partite nel minibasket e Franco Corrado, con cui ho iniziato a lavorare in società. Portavano con loro etica e correttezza. Grazie poi ad Arrigoni, mio mentore a cui ho cercato di carpire qualche segreto e a Vescovi, venuto in incognito dai tifosi varesini...».
Citazioni
Prima citazione, per fissare l’obiettivo programmatico: «Coach Trinchieri ha detto che la squadra che va in campo è la fotografia di chi sta dietro la scrivania. Questo è un assist per sottolineare l’importanza della società. Ho insistito tanto su questo punto, vorrei restituire quello che Cantù mi ha dato e che ho imparato nel corso degli anni. Daremo più del 100% per ottenere il massimo. Inoltre, pensando alla base che c’è, ritengo che siamo fortunati grazie al Pgc, per quantità e qualità dei giovani. Mai visto a Cantù un entusiasmo come quello che ho registrato in questi giorni».
Il ritorno a Cantù, ha spiegato, è una scelta ragionata: «Il cuore è importante, quando chiama Cantù non puoi essere indifferente. Per questo ho fatto mille domande, per senso di grande responsabilità. Il cuore però ha solo supportato la scelta». Se, come detto, sull’allenatore c’è una strada tracciata, sulla squadra è tutto prematuro: «Non sarà la Cantù di Simone Giofrè, ma dei canturini, della comunità. Non sarò io l’allenatore, a questa domanda potremo rispondere quando avremo certezze sulla conduzione tecnica. I nomi? Io ho già lavorato con De Nicolao a Varese e Moraschini a Brindisi, ma di mercato dovremo parlare con l’allenatore».
Due anni di contratto per Giofrè che si riterrà soddisfatto, nel 2028 se... «Se mi proporranno un contratto decennale, perché avrò lavorato bene. Cito gli All Blacks: “Lascia la tua maglia migliore di come l’hai trovata”. Se lascerò Cantù, dovrà essere migliore rispetto a come l’ho trovata». E non teme la sindrome del “nessun profeta in patria”: «Sono via da tanti anni. Spero di non subire questa influenza, se mai ci sarà. Qualche anticorpo in quattro società diverse penso di averlo generato...».
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