«Cantù, il 2025 d’oro diventi un volano per nuovi successi»

Il presidente Allievi: «È stato l’anno della rinascita, siamo tornati in A con tutti i conti a posto»

Nessuna pretattica, come consuetudine. Roberto Allievi è rimasto uno dei pochissimi - in un mondo di pallonari (raccontatori di), mistificatori della realtà e coperchioni - a dire le cose come stanno. Belle e brutte che siano.

A lui - che ci ha sempre messo la faccia, principalmente nei momenti più difficili - abbiamo chiesto di chiudere la porta all’anno solare della Pallacanestro Cantù. Dodici mesi comunque non banali.

Presidente, cosa è stato il 2025?

L’anno della rinascita. Dopo i disastri ereditati dalla gestione Gerasimenko, ci abbiamo messo forse un anno in più, ma siamo tornati in A. Rimettendo definitivamente a posto i conti. Ora ci attendono nuove sfide.

Tipo?

Un piano industriale e sportivo che ci possa proiettare in un futuro ancora di maggiore prestigio.

La sentiamo ottimista...

Ci aiuterà molto la scelta di Cantù Next d’immettere ulteriori forze fresche, e si parla di un milione e mezzo, nel club, tanto da farla diventare l’azionista di riferimento con la maggioranza della proprietà in mano. Si tratta, a mio modo di vedere, di un’occasione imperdibile, al pari dell’inaugurazione della nuova arena, che sarà un ulteriore volano di ricavi.

Guardiamo un po’ dentro quest’anno che va agli archivi: Bologna, final four di Coppa Italia di A2. Vittoria, la prima della storia...

Una grande soddisfazione. E la conferma che avevamo lavorato bene, sia pure tra le difficoltà e gli errori commessi. Vedete, la programmazione di una società sportiva si scosta, e di molto, da una aziendale. Troppe le incognite, tante le problematiche. Parti sempre per fare le cose per bene, ma non sempre vanno come ti sei augurato. E magari tocca aggiustarle in corsa.

Comunque un bel premio...

Per me e per tutto il gruppo.

Quanto ha goduto?

Diciamo che l’ho vissuta come la torta sulla ciliegina di tutti gli sforzi fatti per raggiungere questo primo risultato.

Primo, perché poi s’è centrato il bersaglio grosso...

È stata una lunga volata verso il vero obiettivo, ovvero il ritorno in A. Playoff esaltanti, un grandissimo impatto. La squadra ha dimostrato il valore che noi sapevamo di avere. Non si poteva non ambire a questo risultato. Per la nostra storia e per le aspettative di proprietà, sponsor e tifosi.

Mai avuto l’impressione di essersi tolto la scimmia dalle spalle? Si è sempre preso responsabilità dirette nelle sconfitte, non si sentiva finalmente il protagonista di una grande cosa?

Sinceramente penso che il risultato non possa appartenere a una persona sola e sia la conseguenza di un grande lavoro di squadra. Tutti insieme. Un traguardo al quale hanno concorso, oltre ovviamente alla squadra e allo staff, il board, la struttura amministrativa e quella tecnica.

Per un dirigente come lei, abituato ai successi, che sapore ha avuto e quali le differenze con il passato?

Un momento... Abituato, ma non troppo. Di momenti bui nei ho vissuti anch’io e in tanti se lo ricordano ancora. E allora preferisco prendere esempio da mio papà.

Che le diceva?

Che nelle sconfitte si capisce il valore delle vittorie e allora mi prendo tutto il bello di queste ultime. Sperando siano le basi per costruire di un nuovo percorso virtuoso.

Nel frattempo quanto le piacciono il rinnovato entusiasmo e il ritrovato attaccamento?

Tanto. Perché lo avverto ogni giorno, anche nelle cose più banali. Fermandomi all’edicola a prendere il giornale o passeggiando per il centro. Nella tante persone comuni che incrocio, come dai nostri sponsor - grandi o piccoli che siano - avverto questo senso di appartenenza e quanto questa cosa che stiamo facendo stia diventando sempre più importante. Sono portato a pensare che la Pallacanestro Cantù sia diventata un’icona del territorio.

Altro bel successo, non c’è che dire.

Anche per il modo in cui la si vive. Penso ai nostri partner, con una partecipazione che non è solo economica o di immagine, ma che è spinta dalla passione. E potrei andare avanti.

Lo faccia, per cortesia...

Mi sta particolarmente colpendo anche la vicinanza delle istituzioni, a tutti i livelli. Con una tensione emotiva che sfocia quasi nel tifo. Di sicuro in un supporto. Anche questa è una leva importante per spingere una realtà importante a esprimere il meglio. Ogni volta di più.

Sta forse parlando dell’ennesimo miracolo di una piccola piazza che è già arrivata a conquistare il mondo?

Finalmente, dopo stagioni di duro lavoro, abbiamo una struttura che vorremmo continuare a mantenere nel tempo.

E per farlo?

Abbiamo bisogno di una sempre maggiore partecipazione. I nostri sponsor, che sono prima di tutto degli amici, l’hanno capito e da tempo non lesinano gli sforzi, anzi. L’obiettivo, come è sempre stato, è quello di crescere anno dopo anno. Penso che si possa fare anche adesso, e al di là dei risultati. Certo, aiutano, ma chi ci sta vicino ha più volte dimostrato di avere la maturità di intuire quando e quale è il momento per fare sentire la loro vicinanza.

La nuova arena cosa rappresenterà.

Un asset importante, quasi vitale. Un indotto che darà ancora più sostenibilità al progetto. La nostra mission, comunque, al di là di tutto non cambia.

E cioè?

L’obiettivo resta quello di mantenere l’equilibrio economico e finanziario. Quanto deciso e fatto da Cantù Next, mi ripeto, co conforta e mi dà forza e fiducia.

Si sarebbe immaginata una serie A così difficile e competitiva?

Sì, devo dirlo. È come pensavo. Ma eravamo, e lo siamo ancora, tutti perfettamente consapevoli che questo passaggio epocale non sarebbe stato facile. Però, attenzione...

A cosa?

Non sono spaventato, anzi. Sono sereno. Convinto che la squadra si riprenderà. Mancano ancora la bellezza di diciassette partite, nove delle quali in casa. Potrebbe bastare vincerne sei o sette per essere tranquilli. E comunque...

E comunque?

E comunque l’abbiamo già dimostrato: siamo sempre vigili e disponibili a valutare, qualora se ne verificassero le condizioni, uno o più interventi sulla squadra.

Come si esce da questa situazione?

Semplicemente lavorandoci e credendoci.

Qualcuno dice che se non si fosse chiamato Nicola Brienza e se gli si fossero concesse tutte le attenuanti per un figlio di questa società sarebbe già saltato da un pezzo...

In questo momento siamo più che mai vicini alla Pallacanestro Cantù ai giocatori e allo staff. Lui è il nostro allenatore. Noi vogliamo uscire da questo incubo, con qualsiasi mezzo e sostenendo una squadra a cui crediamo. C’è bisogno che il pubblico capisca il momento delicato e a sua volta ci sostenga fino in fondo.

A chi desidera augurare il migliore 2026?

Ai nostri tifosi e agli sponsor.

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