Cantù: quelle 19 volte battute in volata: record su cui riflettere

Analisi È il destino di questa S.Bernardo che proprio non riesce a ingranare e, soprattutto, a chiudere le partite

Cantù

La storia molte volte sembra bella, ma quasi sempre manca il lieto fine. È il destino di questa S.Bernardo che proprio non riesce a ingranare e, soprattutto, a chiudere le partite. Anche a Cremona, nell’anticipo di sabato sera, si ha avuto l’impressione di rivivere un film visto e stravisto nel corso della stagione. Una squadra che lotta alla pari, che riesce addirittura a portarsi sul +11 nel corso dell’ultimo quarto. Ma poi, in preda a chissà quale sortilegio, si avviluppa su sé stessa, perdendo tutte le sue sicurezze e finendo per perdere. Questa è Cantù, la squadra dei finali maledetti.

Quanto visto al PalaRadi di Cremona è una spiacevole costante, specialmente degli ultimi tempi. Perché, soprattutto in trasferta, Cantù ha spesso lasciato troppo spesso spazio all’iniziativa avversaria, venendo il più delle volte colpita chirurgicamente nei finali di partita. Ultimamente – in casa e fuori – sembra quasi aver paura di vincere. Quando invece ne avrebbe tutte le possibilità, avendo posto in precedenza le basi per farlo. Qualcuno sui social ha scritto: «Perdere dopo essere stati a +11 nell’ultimo quarto? Fatto!». Come a sottolineare l’incredulità, mista a rabbia, per un ribaltone inatteso e, anche, difficile anche da poter ipotizzare per come si era messa la partita. Perché Cantù sembra ormai una perfetta “Penelope”, che fa e disfa tutto da sola. Solo che quello del personaggio mitologico era un astuto stratagemma per evitare di sposare uno dei nobili proci, quello di Cantù una pericolosissima abitudine.

Cantù è la squadra che ha giocato più partite in volata, ben dieci su diciannove. Match decisi entro gli ultimi due possessi. Ma poche volte è andata bene. È finita in gloria a Reggio Emilia, con Green autore dei liberi decisivi e della successiva ed efficace difesa su Caupain. Lo stesso schema, identico, si è ripetuto anche a Cremona: Green ha conquistato fallo e tre liberi, con un’infinita dose di esperienza, a 7 secondi dal termine. Tutti fatti per il +1, ma nel time out di coach Carlo Campigotto, Willis è stato chiaro, amplificato dai microfoni di LbaTv: «Date palla a me, ci penso io». E così è stato: ha puntato Ajayi, conquistando canestro e fallo, per il +2 finale, con sconfitta canturina.

Se solo Cantù avesse avuto maggior sangue freddo nei finali, più personalità (anche a Cremona si sono contate tre palle perse negli ultimi 180 secondi) e meno “braccino”, a quest’ora probabilmente sarebbe già salva. Perché il refrain dei finali persi in volata si è visto troppe volte. Vengono in mente quelli contro Brescia e Trieste, ma anche quelli contro Milano (un derby che, a detta di tanti, era da vincere per come si erano messe le cose) e Venezia. Bene invece a Reggio Emilia e in casa contro Udine, altra partita vinta, ma in cui a Cantù è salita un po’ di tremarella, avendo vinto ai supplementari dopo essere stata ripresa nel finale dall’Apu.

© RIPRODUZIONE RISERVATA