Pallacanestro Cantù / Cantù - Mariano
Venerdì 02 Gennaio 2026
Cantù, tre nomi per crederci ancora
La situazione Green è forte e può diventare un leader, Sneed il migliore nelle due fasi e Moraschini cresce: ecco i capisaldi
Cantù
Curiànduli cuntra i pensèe. Coriandoli contro i pensieri. Specie se sono cattivi. C’è bisogno di questo, in casa Pallacanestro Cantù. Prima che “taca la baraùnda” (e gli dèi del basket sanno quanto ce ne sia già stata, in Brianza...). Non sarà il tempo de El Carnavaal de Schignan, ma Davide Van de Sfroos ci serve eccome, in queste ore.
Non bisogna lasciare spazio allo sconforto. Accantonare gli alibi. Smettila di soffrire della sindrome di accerchiamento. Sei sconfitte non sono poche, Tortona alle porte domenica è squadra da piani alti, ma se si vuole uscire dal buco nero nel quale ci si è infilati bisogna per forza reagire. Come farlo? In una maniera sola: sul campo.
Influencer, commentatori, tifosi, critici e giornalisti non fanno canestro e nemmeno difendono forte. Tocca dunque farlo a quelli con la canotta biancoverde. Fin qui, è vero, non è spesso riuscito bene (soprattutto difendere), ma se il quintetto ha le potenzialità mostrate nel derby (seppur perso) contro Milano, spunti per essere ottimisti se ne trovano eccome.
Da non sottovalutare il fatto che stavolta si giochi a Desio. Sotto la spinta dei tifosi del palazzo. Da stupidi non approfittarne, anche perché - per la verità - in trasferta fin qui si sono fatti soltanto difetti. Sei punti sono pochi, diciamolo. E costituiscono un campanello d’allarme. Spinoso caso Trapani a parte, però, permettono di lasciarsi alle spalle almeno quelle due squadre come da obiettivo minimo per il finale di stagione.
Non serve, in questo momento, stare lì a pensare se sia vero o no che la società abbia fatto delle riflessioni sul futuro di Nicola Brienza (tanto non si troverà mai alcuno ammettere di sapere già quanto chiedano al mese Max Menetti e Walter De Raffaele). Sarebbe utile, invece, provare a fare quadrato. Tutti insieme. Tücc insema, come direbbe il menestrello del lago.
Fiducia, dunque. Ecco la parola magica. Erick Green è forte e può fare anche il leader. Xavier Sneed è l’unico, fin qui, a non aver mai deluso in entrambe le fasi. Riccardo Moraschini ha dimostrato quanto possa starci ancora, e bene, in categoria. Si riparta, dunque, dalle certezze. Perché facciano da traino anche agli altri.
Probabilmente - e passi - nessuno ha speso del tempo per insegnare la storia di Cantù ai nuovi arrivati. Ma se non si fosse riusciti nemmeno a tramandare gli architravi (grande difesa e contropiede) delle vittorie biancoblù sarebbe peccato mortale. Ecco perché, da domenica, bisogna dimostrare di saper mettere sul campo tutto il necessario per risollevarsi.
Arriverranno altri cambi in corsa d’opera, magari, però ora tocca farlo a chi c’è. Per sé stessi, l’allenatore, la maglia, la società e i tifosi.
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