Cantù, un derby da fastidio e ottimismo
Analisi Quattro punti di scarto all’andata, sempre con la palla in mano per andare all’over time, due l’altra sera nel posticipo dell’Allianz Cloud
Cantù
Il derby di Milano, che fastidio. Quei liberi sbagliati, che fastidio. L’ultimo tiro che non entra, che fastidio. Il dito nella piaga, perché il giorno dopo per Cantù fa ancora più male. Più che la rabbia, il rammarico, perché mai come stavolta la squadra di coach Walter De Raffaele ha accarezzato il sogno.
Quattro punti di scarto all’andata, sempre con la palla in mano per andare all’over time, due l’altra sera nel posticipo dell’Allianz Cloud. Non che l’Acqua S.Bernardo ora valga la grande Olimpia, ma la concreta possibilità di fare punti che valgono il doppio è passata via. Quest’anno addirittura due volte.
Consola il fatto che, a differenza della mucca che guarda il treno passare, l’espressione dei giocatori biancoblù rincuora. Giusto atteggiamento, garra anche in difesa, voglia di mai mollare anche davanti all’avversaria - ed è accaduto nel primo quarto - che va via.
Come sempre in questi casi, messi sulla stessa bilancia, non si equilibrano solo per poco. Dettagli. Loro, l’Armani, sulle spalle dei campionissimi, anche quando le cose non girano al meglio. Gli altri, intesi i come i brianzoli, ad aggrapparsi all’istinto e all’orgoglio. Oltreché ai dettami del De Raffaele pensiero. La mano del tecnico comincia pesare nell’economia del gioco. In attacco, dove la palla ora gira molto di più e gli extra pass regalano soluzioni differenti. In difesa, e lo si è visto anche con una ‘3-2” molto adattata e mobile, che ha mandato ì confusione i giochi di Beppe Poeta.
Che vada a nozze anche con la zona e la match up non è una novità per l’allenatore livornese. Ma che siano già entrate nelle corde dei giocatori è già una buona cosa, soprattutto in proiezione futura, quando la S.Bernardo sarà chiamata a centrare la salvezza, a cominciare dalle gare di casa.
Al PalaLido c’era parecchia attesa per l’esordio di Ivan Fevrier. Che dire? Il francese c’è e ha presenza non solo in attacco, dove avrebbe il compito di aprire le difesa. Ed è proprio in difesa che ha stupito, grazie a una presenza fisica e a un’applicazione che gì hanno permesso di disputare una gara convincente.
Il ragazzo ha intelligenza cestistica, sa leggere i giochi e adatta perfettamente ai cambi sistematici chiesti dal coach. Siamo convinti che non sia solo un pungolo per il pari ruolo Grant Basile, potrà diventare anche una più che attendibile alternativa.
Ora, per completare l’opera e cercare di guardare con ottimismo al futuro, non resta che infilare definitivamente negli ingranaggi Chris Chiozza. Lapalissiano il fatto che a De Raffaele serva in maniera diversa rispetto a Nicola Brienza, ma è altrettanto assodato che in fondo si andrà con lui. E quindi averlo al meglio di quanto può dare alla squadra è condizione imprescindibile.
Lo hanno aiutato, e non poco, Riccardo Moraschini, dal campo e fuori, sempre prodigo di consigli e suggerimenti. Può farlo anche Erick Green, soprattutto se non lo si vede come è un’alternativa bensì come un logico completamento. Green è il classico tuttofare e sempre pronto all’uso. Sarebbe bello lo diventasse, una volta per tutte, pure Chiozza.
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