Derby: Charlie e Pierlo aprono il libro
Pallacanestro Due grandi ex come Recalcati e Marzorati leggono per noi il personale diario dei ricordi contro Varese. Sfide scudetto, la prima del Pianella, l’ultima sulla panchina, la partita interrotta per le monetine: che romanzo
cantù
I ricordi magari sono un po’ annacquati dal (tanto) tempo passato, ma le emozioni non passano mai. E, per avvicinare il derby Cantù-Varese che torna a Desio a distanza di cinque anni, abbiamo fatto parlare i “totem” di questa sfida che tanto ha accesso i palazzetti e i parquet nelle sfide in Italia e in Europa. Un’epoca ormai lontanissima – parliamo di anni Settanta e Ottanta -, memorie di un basket che non esiste più. Ma torneranno mai quei tempi per due regine d’Europa come Cantù e Varese?
Carlo Recalcati ha vinto da giocatore a Cantù e l’ha allenata. E a Varese ha vinto uno scudetto da coach. Un doppio ex, con tanti aneddoti. Il primo ricordo? «Certamente aver giocato e vinto la partita decisiva per il secondo scudetto, nel ’75, alla penultima giornata della poule scudetto. Ma la vera “beffa” per Varese fu, pochi mesi dopo, l’aver organizzato la Coppa Intercontinentale, che si giocava prima del campionato: Cantù ci andò come squadra invitata, ma la vincemmo noi, nonostante la sconfitta contro Varese».
Per “Charlie” ci sono stati tanti momenti e tanti derby. E, a Varese, rischiò di andare anche come giocatore: «Era il 1970, era praticamente tutto fatto. Cantù era senza abbinamento commerciale, ero già stato ceduto a Varese, sapevo anche già il ruolo che avrei avuto in squadra. Ma all’ultimo il presidente Aldo Allievi trovò Forst come sponsor e sfumò il mio passaggio». Altri due derby da citare: «A parte la mia breve parentesi con Gerasimenko, la ultima mia panchina al Pianella fu contro Varese, in semifinale playoff nel ’90: Varese stava vincendo e la partita fu interrotta da un lancio di monetine. Magari non è un ricordo edificante, ma è un ricordo... Da allenatore di Varese, il primo derby contro Cantù lo perdemmo a Masnago. La Prealpina, il quotidiano varesino, titolò così: “Ci voleva un canturino per perdere contro Cantù”».
Da una leggenda all’altra: Pier Luigi Marzorati. «Non ho dubbi, il “mio” derby” è quello dello scudetto del 1974/75. Ricordo che non c’era Meneghin per infortunio, vincemmo 94-71. Fu il primo grande successo al Pianella, che venne inaugurato pochi mesi prima, il 2 ottobre del ’74». Ricordi di quella giornata? «Era una partita decisiva, la penultima della poule scudetto, una sorta di gironcino finale. Il pubblico era tutto per noi, le motivazioni c’erano tutte per vincere. Fu una sfida decisiva e tirata». Anche l’Intercontinentale vinta a Varese fu leggendaria. E il derby era anche a livello di marketing: «Varese era sponsorizzata Mobilgirgi, azienda di Cantù. Scelsero Varese per lanciarsi in Europa, dove Varese dominava in Coppa dei Campioni. Non una scelta contro Cantù, ma di immagine. Loro sostenevano Cantù con la cartellonistica».
Altro simbolo, ma dei biancorossi, è stato Dino Meneghin. Lui i derby contro Cantù li ha vissuti prima con la maglia di Varese, poi contro Milano. Insomma, conosce bene l’argomento: «Milano-Varese-Cantù era il “Triangolo delle Bermuda”, difficilmente tornavi a casa indenne contro una di queste squadre: sommando coppe e scudetti vinti, si arriva a una cifra pazzesca. La rivalità era ed è accesissima, io sono convinto che questi derby fossero più sentiti di una finale di Coppa. Tra l’altro, la cosa divertente è che in campo eravamo avversari, ma poi eravamo tutti compagni in Nazionale e amici nella vita. Ho ancora oggi splendidi rapporti con Marzorati e Della Fiori, pe esempio».
Ma la partita del cuore? Meneghin preferisce soprassedere: «Ne ho giocate troppe... e sono passati tanti anni. Piuttosto, sarebbe bello che, prima o poi, Cantù-Varese tornasse ad essere una partita di primo piano. Così come mi auguro che si possa rivivere presto il derby bolognese Virtus-Fortitudo». Ma Cantù non le ha mai fatto la corte quando giocava? «Cantù non ha mai avuto bisogno di un Meneghin e il motivo è semplice: nel mio ruolo ha sempre avuto grandi campioni, a partire dal “Muro” con Merlati, Burgess e De Simone, e poi Lienhard e Boswell. Cercavano altri profili, non il mio...».
© RIPRODUZIONE RISERVATA