(Foto di butti)
L’analisi Il successo contro Varese pesantissimo. E adesso il club può guardare con fiducia al futuro. Garantendosi l’inaugurazione dell’Arena in serie A
CANTÙ
Una finestra spalancata sulla salvezza. Perché serve anche un po’ di concretezza, oltre all’inevitabile campanilismo, per commentare la bella vittoria di domenica di Cantù contro Varese. Una vittoria che ha permesso alla S.Bernardo di tirare un sospirone di sollievo nella lotta per la permanenza in serie A. E anche coach Walter De Raffaele, totalmente allergico a tabelle di marcia e pronostici («portano sfiga», ha detto più volte) si è lasciato andare al termine della partita, esordendo con una chiarissima dichiarazione: «È un successo molto pesante. Possiamo dire di essere a una sola vittoria dalla salvezza, che è il nostro scudetto».
In un cielo sempre più blu (come l’apprezzatissima maglia speciale) c’è solo qualche nuvoletta qua e là. Di quelle che però non danno fastidio, né fanno presagire improvvisi temporali. In poche parole, il più è fatto. E non era certo scontato, per come si era messa la stagione. Nessuno aveva pronosticato il ritorno in A come una marcia trionfale – a parte qualche voce anche autorevole, ma un po’ troppo ottimistica che prevedeva una Cantù in lotta per i playoff – ma nemmeno così tortuosa. I problemi ci sono stati, e si sono manifestati dopo una partenza tutto sommato incoraggiante: nove sconfitte di fila, da novembre a gennaio, tre americani non azzeccati, un ruolo di play sempre un po’ vacante.
Poi, gli aggiustamenti in corsa si sono rivelati azzeccati, in particolare l’innesto di Erick Green e di Ivan Février. Ma la grande pescata è stata senza dubbio quella di coach Walter De Raffaele al posto di Nicola Brienza. Il tecnico livornese ha trovato in palestra musi lunghi, umore nero e scimmie sulle spalle di tutti i giocatori. All’esterno, un ambiente che si esalta per poco, ma che si deprime con la stessa velocità. E quella palestra è diventata casa: ha serrato le fila e ristabilito le gerarchie, insistendo soprattutto sul concetto di difesa, che spesso e volentieri fa rima con vittoria. Soprattutto, ha plasmato, per quel che ha potuto, una squadra non sua e non portata a difendere, a sua immagine e somiglianza.
E una salvezza di fatto – mancano 2 punti, oppure altre combinazioni di risultati altrui – ottenuta contro Varese, è davvero una bella soddisfazione. L’immancabile «cata sü», coro dei tifosi di Cantù (ma lo stesso fanno quelli di Varese e Milano quando vincono...) è stata come la bolla papale, la certificazione di un derby vinto.
Ritrovata la bussola, Cantù fa (quasi) festa. Perché la salvezza significa anche poter inaugurare la nuova Arena di Corso Europa in serie A, nell’anno del novantesimo di fondazione del club, che cade proprio nel 2026. Era una delle priorità fissate dalla società Perché inaugurare il nuovo palasport contro un’anonima squadra di A2, beh, non sarebbe stata esattamente la stessa cosa.
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