Maiorana: «Cantù è il modello. E ha avuto visione più di tutti»

Riflessioni e considerazioni del presidente della Lnp: «Per noi è un privilegio ospitare un club del genere» Riflessioni e considerazioni del presidente della Lnp «Per noi è un privilegio ospitare un club del genere»

«Siamo entrati nel momento clou della stagione poiché i playoff rappresentano l’attimo fuggente per eccellenza, ma non mi scorderei di ciò che hanno comunque rappresentato le due fasi precedenti del campionato. Perché i feedback sono eccellenti».

Francesco Maiorana, classe 1970, avvocato civilista, dal settembre scorso è il presidente della Lega Nazionale Pallacanestro. E come tale, il personaggio più indicato - diremmo deputato, appunto, per il ruolo - al quale rivolgersi con la richiesta di intrattenerci sul torneo di A2.

«La lasceremmo andar via...»

«Siamo soddisfatti dei dati statistici che fotografano un aumento attorno al 33% di presenze nei palazzetti - fa presente -. Un risultato diretta conseguenza di una visibilità sempre maggiore anche grazie a partnership davvero significative. E che deriva altresì dal gran numero di società ambiziose - legittimamente, aggiungerei - che sono in corsa per la promozione».

A dispetto, peraltro, di una formula che non convince... «Vero, e siamo noi i primi a essere consapevoli che la fase a orologio non può essere troppo amata. Ma si tratta di un passaggio inevitabile alla luce della riforma voluta dalla federazione verso il campionato a 20 squadre a girone unico. Non c’è dubbio che il prossimo torneo sarà molto più competitivo poiché il numero di compagini presenti si ridurrà notevolmente. E ciò migliorerà il fascino dell’A2. Pensiamo alla promozione diretta per la prima classificata - soluzione ritenuta equa e corretta - e alla retrocessione diretta per l’ultima. Poi, oltre ai playoff e ai playout, introdurremo anche i playin».

La Pallacanestro Cantù, però, ci terrebbe a non far più parte della compagnia... «La lasceremmo andar via molto volentieri, anche se per noi è un privilegio ospitare un club con uno status, una storia e un seguito del genere. Aggiungo che la società del caro presidente Roberto Allievi ha certo consapevolezza di tutto ciò che rappresenta, ma mai ha avuto un atteggiamento di superiorità né di prevaricazione. Amo ascoltare i racconti di Allievi su ciò che è stata Cantù, sono bellissimi e affascinano. Ciò detto, apprezzo molto anche la coscienza che il club ha del momento. Più in generale, nessun altro ha avuto una visione come quella di Cantù quanto ad arena, soci e partner. Possiamo solo augurarci che rappresenti un esempio anche per altri club».

La lega friulana

Lei è friulano e lungo il percorso della S.Bernardo - qualora tutto andasse per il meglio -, oltre a Cividale si potrebbero materializzare altre due squadre della sua regione, prima Udine e poi Trieste. «Nel caso vorrà dire che avrò più occasione di invitare fuori a cena sia Santoro sia Frates... Tornando seri, parliamo di tre realtà diverse, ciascuna con una propria identità. Cividale è una realtà emergente con una contagiosa energia positiva nonché la dimostrazione che si può far bene ed essere all’altezza anche nei centri più piccoli».

Un’ultima riflessione: perché non poter permettere di sostituire uno straniero infortunato nel momento top della stagione? Il caso di Forlì è palese. «Vero, Forlì è penalizzata e per certi versi tutto ciò è ingiusto, come peraltro a volte lo sport sa esserlo. Infortuni, del resto, possono capitare anche nei playoff e non si potrebbe porre rimedio. Questa situazione ci invita a riflettere e ad aprire un confronto con la federazione alla quale abbiamo già avanzato un’istanza da girare al Coni affinché si possa aumentare il numero dei “visti”, non derogando ovviamente ai due in contemporanea. C’è necessità, d’altro canto, di dare maggiori garanzie agli investimenti delle società».

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