Moraschini sulla salvezza: «Grossa mano
da coach e tifoseria»

L’intervista Il capitano della S.Bernardo Cantù: «Decisive le vittorie contro Sassari e Varese, ottenute all’ultimo minuto»

Festeggiamenti moderati e ritorno immediato nella sua Pieve di Cento. Riccardo Moraschini, capitano della Pallacanestro Cantù, racconta la stagione e, soprattutto, il finale palpitante, con la salvezza ottenuta, nonostante la sconfitta contro Treviso. Rivelando di non aver voluto sapere nulla di quanto succedeva a Sassari: «Ho capito solo alla fine, quando hanno cominciato tutti a fare gesti».

Moraschini, che stagione è stata in estrema sintesi?

Complicata. Si partita con aspettative forse un po’ diverse, perché Cantù ambisce sempre a risultati importanti e, in generale, guarda sempre con grande positività a quello che sta per iniziare. Ci sono però stati problemi a ingranare, fino alle nove sconfitte di fila: è brutto se capita a cavallo tra la fine dell’andata e l’inizio del ritorno.

Sembra che debba arrivare un “ma”...

Ma sono fiero di aver avuto compagni che non hanno mai smesso di lavorare, che non hanno mai mollato in palestra e che hanno sempre espresso grande positività. Nonostante un lunghissimo periodo no, sapevamo di avere le qualità per salvarci. Il problema è stato non averle tirate fuori subito.

Alla fine, però, l’obiettivo è stato raggiunto. C’è un fattore da sottolineare?

Ce ne sono tanti, alcuni già citati. Dico però che il calendario, con tanti scontri diretti in casa, ci ha permesso di disputare regalato un girone di ritorno importante e di guadagnare la salvezza. Era l’obiettivo reale di questa stagione e più importante. Sono e siamo tutti felici per averlo centrato.

Eppure qualcuno ha detto che è arrivata grazie alla sconfitta di Sassari. L’ha notato?

Il punto è proprio questo: chi non fa sport non può capire la reale difficoltà di farlo ad alto livello. Solo chi gioca sa che i risultati non sono scontati. Che sia una promozione o una salvezza, tutti questo arriva perché te lo sei guadagnato. Altro che demeriti altrui...

C’è stata anche pressione?

Altissima nel girone di ritorno, le partite con le dirette concorrenti giocate in casa valevano il triplo. Eravamo ultimi e ci siamo guadagnati la possibilità di non dipendere solo dai risultati altri. Alla penultima avevamo 4 punti di vantaggio su Sassari, non era scontato. Quindi, mi ripeto, siamo stati bravi. Ovvio: non volevamo perdere con Treviso, è stato un dispiacere.

Quali sono i primi flash, belli o brutti, della stagione?

Penso a due momenti decisivi, belli e importanti: la vittoria contro Sassari e quella contro Varese. Vittorie sudate, arrivate all’ultimo minuto. Due partite diverse ma ugualmente importanti per la classifica e per il significato che avevano. Soprattutto il derby.

Riesce a spiegarsi le enormi difficoltà vissute in trasferta?

Partiamo dal fatto che abbiamo avuto problemi di struttura e di roster, la squadra inizialmente ha fatto fatica a esprimere personalità e identità. E questo è fondamentale per imporsi fuori casa, dove i tifosi non ci sono e devi essere forte. Subivamo parziali nell’arco di pochissimi minuti, sintomo che mancasse qualcosa. Con De Raffaele in parte è cambiato: abbiamo vinto a Reggio Emilia e perso di un soffio a Cremona e Milano.

Fattore De Raffaele, quanto ha inciso?

Walter ha fatto un grandissimo lavoro. È arrivato in una situazione complicata, si è preso dei rischi accettando una sfida difficile. Ci ha preso in una situazione di classifica nera e dopo nove ko: non era facile. È stato bravo a mettere subito esperienza e la sua filosofia di basket. È riuscito a far rendere la squadra alla svelta.

Vogliamo parlare anche del suo predecessore, Nicola Brienza?

Umanamente l’esonero mi è dispiaciuto, come a tutti. Il nostro rimane un lavoro e se non arrivano i risultati, giocatori e allenatori pagano. Ma la promozione non gliela toglie nessuno, riportando Cantù in A ha scritto la storia. Con lui abbiamo perso partite nei finali e si potevano vincere.

Come avete festeggiato?

Niente di clamoroso. Eravamo tutti contenti per il traguardo raggiunto: abbiamo fatto una cena con staff e società per salutarci.

Il pubblico, quello del PalaDesio, non vi ha mai fatto mancare sostegno. Mai una contestazione, nemmeno nella crisi più acuta. Ha un messaggio?

Vero, ci sono sempre stati tutti vicini. Nonostante le sconfitte, abbiamo sempre messo in campo tutto, nonostante i nostri limiti, anche evidenti. Non sempre è bastato, ma Cantù ha riconosciuto tutto questo. Al palazzo, non sono mai mancati il supporto e il sostegno. Le critiche ci saranno sempre. Anche l’anno scorso il giorno della promozione ci sono state... L’unica cosa che conta è aver sentito sempre affetto quando giocavamo, vittoriosi sconfitti. Questo significa essere grandi tifosi.

Delle tre a Cantù, è stata la migliore stagione di Moraschini?

Credo di aver dimostrato di non aver avvertito il salto, per la mia esperienza in questa categoria. Sento, in alcuni momenti, di aver fatto la differenza.

Da dove deve ripartire Cantù?

Credo che Cantù avesse tutto chiaro e gli sforzi per una stagione meno travagliata sono stati fatti. Ma ci sono stagioni che vanno così e non è per forza colpa di qualcuno. Non so che piani ha Cantù, ma so che è una società sempre ambiziosa. Sono sicuro che l’anno prossimo vorrà fare molto meglio.

E Moraschini che farà?

Domanda prematura... Dobbiamo ancora parlare e capire, è troppo presto. Ci sarà tempo e modo per sedersi e ragionare.

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