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Giovedì 19 Febbraio 2026
Biella: «Vittozzi, Pellegrino e i giovani campioni. Le “mie” medaglie»
Il Direttore generale di Acqua S.Bernardo: «Soffro durante le gare e con i nostri testimonial ha un rapporto speciale»
La quinta l’ha messa a segno proprio ieri, con uno dei suoi pretoriani, Federico Pellegrino. È una grande Olimpiade, quella di Antonio Biella, capace di andare oltre anche il poker di medaglie. Acqua ufficiale della Federazione con la sua (è il direttore generale) S.Bernardo, l’imprenditore comasco ha anche in gara una serie di testimonial e il bottino è stato a dir poco esaltante.
Lisa Vittozzi oro nell’inseguimento individuale e argento nella staffetta mista del biathlon, Tommaso Giacomel argento nella stessa mix, Federico Pellegrino e Martino Carollo bronzo nella staffetta 4x7.5 di fondo, Flora Tabanelli bronzo nel freestyle big air e, appunto ieri, ancora Pellegrino terzo nella team sprint.
Assodate le doti di fondista da lunghe distanze, Biella hai mai sparato con una carabina da biathlon o saltato con gli sci da freestyle?
Mai. Ho usato la tavola da snowboard, però non mi è certo venuto in mente di fare i salti e le acrobazie di Flora (Tabanelli, ndr). Così come non ho avuto la tentazione di provare dal poligono, perché di fatto sono uno che trema e quindi non solo non avrei mai potuto fare il chirurgo, ma nemmeno il biathleta.
Con il fondo, pur tuttavia, ci sa fare...
Metto gli sci stretti spesso e volentieri. Faccio chilometri e chilometri. Nel novembre scorso, mi sono cimentato sul big farm di Gressoney insieme a Chicco Pellegrino. Che alla fine mi ha detto: “Macinerai più neve di me, quest’anno. Ne sono sicuro”. Lui sa che quando esco non mi tiro certo indietro.
Negli sport invernali, così come accade con la pallacanestro, dicono che lei sia uno che si affeziona ai suoi atleti.
Vero. Riesco a stringere rapporti che vanno ben oltre quelli commerciali. Non mi ritengo lo sponsor, bensì un amico. Una delle persone di casa. Mi è capitato, fin da subito, con Chicco e Lisa, e mi sta accadendo anche con gli altri, a iniziare dai più giovani.
Per sconfinare pure nello sci alpino...
Infatti. Con Tommaso Sala e Guglielmo “Gugu” Bosca c’è lo stesso feeling che si è instaurato con gli altri ragazzi.
Su e giù dal podio e alle Olimpiadi di casa: si sente un uomo fortunato.
Mi ritengo un uomo felice.
E ne ha ben donde...
Mi sono messo in testa di non fare un toto medaglie alla Massimiliano Ambesi, giornalista che stimo tantissimo. Ma in cuor mio ero sicuro del fatto che i nostri alfieri più importanti, e cioè Chicco e Lisa, ci avrebbero regalato grandi soddisfazioni. Così come non avevo alcun dubbio sulla validità degli altri.
Quali le medaglie più belle?
Ovviamente l’oro di Vittozzi è da pelle d’oca, ma per me sempre dalle staffette arrivano quelle più emozionanti. Perché è in quei momenti che realizzi di aver fatto qualcosa di grande in gruppo e ti senti orgoglioso di essere italiano.
La sua, prima ancora che una scelta strategica di marketing, è stata una di cuore. O ci sbagliamo?
No. Tutto vero. Sarà che sono discipline che pratico o seguo con grande interesse, ma la partecipazione va oltre la sponsorizzazione.
Cosa le piace di questi atleti?
L’abnegazione e lo spirito di sacrificio. Ho imparato a seguirli tutto l’anno, non solo sui campi di gara. In pratica si fermano solo a maggio, poi da giugno in poi è un grande lavoro. Mi piace vederli allenare. È una sorta di popolo animati da un grande spirito, pronti a gettare il cuore oltre all’ostacolo, come accade a noi in Acqua S.Bernardo. Alla fine ci accomuna questo, poter veicolare messaggi di qualità uniti alla bellezza del gesto atletico.
Come è cominciato il tutto?
Per essere credibili e in linea con la nostra filosofia, abbiamo deciso di sostenere la Fisi, sport del ghiaccio che tanto ci piacciono compresi. Diventare l’acqua ufficiale significa proporsi come partner che crede nella montagna. C’è poi stata l’opportunità di porre il marchio sulle tute del fondo e del biathlon.
E, quindi, siccome l’appetito vien mangiando, ecco l’ulteriore up grade...
Diciamo che non ci siamo fatti sfuggire la possibilità di presentarci su cappellini, fasce e fucili dei nostri atleti preferiti. Era questo uno dei nostri obiettivi principali.
E in un attimo, la famiglia S.Bernardo è diventata sempre più grande...
Vittozzi, indubbiamente, è la nostra regina e Pellegrino un sogno che si avverava, per quello che ha fatto e perché resterà in eterno nella storia della sua disciplina.
Ma non ci si è fermati.
Abbiamo strizzato l’occhio ai giovani. Carollo e Tabanelli, come detto, ma anche la stessa Maria Gismondi. Dopo essersi affacciati per la prima volta alla Coppa del Mondo, eccoli anche sul grande palcoscenico olimpico.
Manca poi una terza tipologia dei vostri testimonial...
Sono quelli dei messaggi positivi: Bosca, Sala e Simone Mocellini. Gente che ha anche saputo riprendersi da infortuni e dire al mondo che se ci si fa male nulla è perduto. Raccontano tante storie, gocce di resilienza, esempio e recupero. Servono tanto anche nella vita.
Dove ha seguito le gare olimpiche?
Questo è il problema. Capitandomi spesso di lavorare anche il sabato e la domenica, ho sempre chiesto a tutti di non dirmi niente. Poi, rientrato in albergo, mi sono visto le gare in streaming, senza sapere nulla e soffrendo . Avendo il mio cuore in Valtellina, mi sono tolto la soddisfazione di vedere dal vivo l’Olimpiade di casa con il superG e il gigante di Bormio. Averlo fatto insieme alla mia famiglia, alla moglie e alle due figlie è stato ancora più bello.
E il fatto di non poter gareggiare all’Olimpiade con marchi in bella vista è stato un minus?
Lo sapevamo ed eravamo coscienti, quindi bene così. Sarò deviato, ma a me piacciono molto di più le divise griffate che non quelle omologate, tutte uguali. Avremo comunque il tempo e lo spazio per festeggiare alla grande questi risultati. Ai ragazzi mi lega un rapporto che va oltre.
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