Brutto ko per il Como: benzina finita?

La partita Sconfitto a Sassuolo, oggi la Roma può scavalcarlo. Un punto nelle ultime tre, peggior gara della stagione. Si allontana il sogno della Champions, ma resta apertissima la corsa che lo può portare per la prima volta in Europa

Inviato a Reggio Emilia

Il sogno Champions League del Como potrebbe aver subìto una brutta frenata. Oggi potremmo ritrovarci a -5 dalla Juventus quarta e superati dalla Roma al quinto posto. Vedremo. Certo, di sicuro c’è la sconfitta con il Sassuolo di ieri sera. Su cui non c’è molto da dire. Forse il peggior Como della stagione è stato infilzato due volte nel giro di sette minuti, nel primo tempo, e non si è più rialzato. Ci sarebbe piaciuto raccontare la favoletta del «chi sul 2-0 lascia un gol agli avversari al 45’ e perisce, poi in analoga situazione al contrario ferisce».

Sì, insomma: così come il Como contro l’Inter, sul 2-0 aveva regalato la rete ai nerazzurri prima dell’intervallo, che tutti erano stati concordi nel definire decisiva per la riapertura del match, così ieri la situazione si è ripetuta in fotocopia al contrario.

Il gol

Sotto 2-0, il Como proprio poco prima dell’intervallo ha trovato il 2-1 con una magìa un po’ strana, po’ furba, un po’ fortunata di Nico Paz, al primo gol di testa, una palombella beffarda che ci aveva fatto dire: ecco vedremo tutto un altro secondo tempo e la ribaltiamo. Invece no. Il Como, seppure un po’ più aggressivo e arcigno, non si è discostato tanto dalla prestazione abulica dei primo tempo e ha perso una partita contro una avversaria che, nei 90’ di ieri sera, si è dimostrata più forte. Persino Fabregas, piantato nella sua area tecnica, è sembrato imbambolato, più statico del solito, meno pronto a dare energia ai suoi: come se avesse capito presto che stavolta non ce n’era. Prima di entrare nell’analisi della partita però, su con il morale eh. Ci mancherebbe trasformare l’eventuale non ingresso in Champions in una tragedia. Non scherziamo. Delusione dopo averla accarezzata come il bambino nel lettino con il suo peluche, sì certo; ma già una qualificazione europea, quale essa sia, sarebbe un passo storico e dunque non c’è bisogno di fare quelle facce.

Detto questo c’è bisogno di analizzare il perché di una prestazione che è stata sotto ritmo tutta la partita. E che ha decretato il parziale di un punto in tre partite, poco per reggere il passo degli squadroni. Per sognare la Champions, tra Udine e Reggio Emilia servivano al minimo sindacale due punti. Magari tre. Uno è troppo poco. Dunque, dove cercare i motivi della sconfitta e della prestazione?

Fabregas ha fatto turnover. Noi non abbiamo in mano il termometro delle energie giocatore per giocatore, e dunque non sappiamo quali calciatori dovessero rifiatare. Certo la rosa del Como non è amplissima e pensiamo che far rifiatare qualcuno in vista della “storica” semifinale di San Siro di Coppa Italia di martedì fosse necessario. Però il Como ieri ha mostrato che senza Perrone è un altro Como. Persino un Perrone non in spolvero, che ha perso palloni, eppure con lui è un’altra cosa. E l’altro centrale di centrocampo Da Cunha, se c’è l’argentino, ne beneficia e gioca in maniera diversa. Dunque la scelta di tenere fuori Perrone è stata azzardata. E chissà se è stata determinante negli equilibri in mezzo quando il Como si è visto ribaltato come un calzino in due azioni di rimessa identiche del Sassuolo in cui le distanze in mezzo sono saltate, catapultando due giocatori, Nzola e Volpato, da soli davanti a Butez. Chissà. Se Diao e Baturina annebbiati non è roba colpa di Fabregas, che ha fatto bene a toglierli, un Morata ancora sottotono, in campo per 90’, è meno spiegabile. Povero Alvaro: la maniera con cui non è riuscito a spingere dentro la magìa di Paz, è stata beffarda. E aggiungiamo un Caqueret che, forse perché da tempo non giocava nella posizione di play, è parso spaesato in regìa senza la capacità di verticalizzare mai.

Energia

Ma al di là dei singoli è stata la squadra tutta a essere lenta, prevedibile, lontana dal calcio di Fabregas, tanto che adesso va capito se si tratti anche di un discorso di energia, di condizione. Sarebbe un danno grave alla vigilia di una delle partite più importanti della stagione. Potremmo ironizzare così: i tifosi sono arrivati tardi per protestare per i calendari bizzarri, ma la squadra è arrivata dopo di loro. Forse mai.

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