Fabregas: «Meritavamo un gol»

Interviste «In questa gara di andata, le due squadre si sono rispettate, ma abbiamo avuto più occasioni»

Como

«Lo scudetto? Nel nostro cuore, dal primo giorno c’è questo sogno. Non mento, mi piacerebbe crescere e un giorno essere preparato con la squadra per lottare per un grandissimo traguardo. A patto di non dimenticare mai da dove arriviamo». Si è sbilanciato Cesc Fabregas, rispondendo a fine partita a una domanda di Massimo Mauro da studio. Ma di fatto non cambia la sua filosofia: se l’obiettivo è crescere, nessuno si pone limiti. E, quindi, anche lottare per lo scudetto, un giorno, rientra nei piani.

Sulla partita, il tecnico del Como ammette che sia stata una sfida molto tattica: «Una partita a scacchi, giocata contro la squadra più ordinata della serie A, con delle differenze tra noi e loro. Noi però siamo stati molto compatti, abbiamo avuto anche tre opportunità importanti. Quella di Valle era più difficile da sbagliare che da segnare...».

Cambia un po’ il fatto di dover giocare andata e ritorno? «Sì, non dobbiamo dimenticarci che mancano 90’. In questa gara di andata, le due squadre si sono rispettate, ma abbiamo avuto più occasioni. Loro al di là del palo, che era un cross, non hanno fatto molto altro. Quando giochi con Milan, Juventus e Inter e hai avuto più controllo, lasciando poca iniziativa, significa che sei sulla buona strada. Noi? Stiamo giocando tanto, ogni quattro giorni da due mesi. Peccato non rigiocare settimana prossima, c’è tanto tempo da qui al ritorno. Ci siamo conquistati il diritto di giocarci la finale di Coppa Italia. Se me l’avessero detto due anni fa, quando eravamo in serie B, non ci avrei creduto».

Alla fine, all’Inter è stato concesso ben poco, praticamente nulla: «Loro sono una squadra dominante di natura, questo dicono le ultime stagioni. Ma hanno fatto solo un tiro. Questo mi lascia soddisfatto, ma anche con un po’ di amaro in bocca. L’1-0 per noi ci stava. Abbiamo fatto una grande partita e nel complesso siamo stati più vicini noi a fare gol. Rivincita sui giudizi tra “risultatisti” e giochisti”? No, questo è solo un gioco per i perdenti. Dobbiamo remare ancora, mancano tredici partite, siamo nell’ultima parte. Ora dobbiamo riposare bene».

Ancora un Como diverso dal solito: «Abbiamo giocato come avevo in testa, peccato per le occasioni create che non sono entrate. Anche l’Inter ha cambiato, anche la Juve. Le grandi squadre stanno cambiando quando ci incontrano, significa che stiamo crescendo. Proviamo a giocarci questa finale, sarà bellissimo».

Un Como che non si nasconde e che vuole puntare sempre più in alto, come ha detto anche il direttore sportivo Carlalbertto Ludi: «Noi crediamo di poter vincere tutte le partite, questa è la nostra ambizione e la nostra mentalità. Probabilmente non riusciremo a vincerle tutte, ma questo dev’essere il nostro approccio alle gare. Con Nico Paz tutto a posto? Assolutamente, lui è la nostra stellina e il nostro leader tecnico». Prima della partita, anche il presidente dell’Inter, Giuseppe Marotta, ha parlato di Paz: «È un giocatore interessante, un talento, che ha di fronte una carriera di grande prospettiva. Ma è del Real Madrid, che ha il diritto di recompra. Il Como è stato bravo a individuarlo e il Real a tenerlo, credo che di lui si sentirà parlare a lungo». Il portiere Butez ha detto: «E’ stata una partita difficile mentalmente, perché devi essere concentrato anche quando non fai parate. La squadra ha imparato con maturità. La squadra ha imparato dal 4-0 di San Siro».

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