De Raffaele: «Credo nel lavoro. Avanti tutti uniti»

Intervista Il coach di Cantù: «La squadra ha dei limiti, ma migliora. L’ambiente può dare forza»

Di una cosa potete stare certi: in Walter De Raffaele c’è la schiettezza dei livornesi. Poche frasi scontate e tanto pane al pane e vino al vino, a costo di risultare scomodo. Certo, le tre settimane di esperienza con la tuta della Pallacanestro Cantù non permettono un’analisi definitiva, ma il tecnico s’è già fatto un’idea ben precisa. Battezzando ognuno dei punti cardinali del nuovo luogo di lavoro.

Ha vinto all’esordio a Reggio Emilia, poi se l’è giocata fino in fondo in casa contro la sua Venezia e a Cremona, ma ha perso. Ora ha nel mirino Trento, domenica alle 18 al PalaDesio, e una lunga sosta, tra Final Eight di Coppa Italia e finestra delle Nazionali. E forse è il momento migliore per una pausa di riflessione. Nel frattempo. l’abbiamo fatto accomodare in poltrona, lontano dai ritmi delle conferenze stampa. Per tempestarlo di domande.

Coach, da dove cominciamo?

Nessun problema, scegliete voi.

Dalle parole del presidente Allievi ieri a questo giornale, allora.

Molto bene.

Quando dice di aver visto una squadra migliorata a lei cosa viene da dire?

Che ha ragione. Il gruppo è cresciuto e sta facendo vedere anche buone cose. Sta acquisendo nuovi stimoli e situazioni tecniche diverse, tipo la zona e una maggior coscienza di quello che si va a giocare in attacco, più ragionato, diciamo, e meno random.

Ma lo stesso il bilancio da quando è arrivato dice 1 (vittoria) a 2 (sconfitte)...

Un punto, in questo sport, sposta le valutazioni. Ecco perchè mi piacerebbe poter chiedere di non essere umorali davanti a sconfitte come alle vittorie. Ma nessuno è cieco e la situazione è lì da vedere. Eppure vi dico che anche a Cremona questa squadra non ha subito la partita, ma l’ha fatta. Ci vuole tempo, lo sappiamo. Così come sappiamo che di tempo ce n’è sempre di meno.

A proposito di umori, come ha trovato l’ambiente?

Dal punto di vista dei tifosi, impeccabile. Il massimo della propositività. Gli Eagles sono un fattore, forse unico in Italia. Gli altri ci seguono con tanto calore. E questo combinato, credetemi, si sente. La squadra lo sente.

Cosa bisognerebbe trovare, allora?

L’unità d’intenti. A tutti i livelli, perché tutti siano altrettanto propositivi. L’obiettivo è comune, ognuno sa di dover lottare: noi, la stampa, le televisioni e l’ambiente. Questo è un gruppo che ha limiti caratteriali nel performare sotto pressione, ecco perché c’è bisogno di sostegno.

Ce la svela una cosa?

Ditemi.

Ha trovato una situazione migliore o peggiore rispetto a quanto pensava una sera prima di sbarcare a Cantù?

Questa piazza è di grande fascino, lo si sa. Cantù è stata Cantù e ovviamente la speranza è che possa tornare ai fasti di un tempo. Ma ora bisogna fare i conti con quel che è e dove si è.

Cosa significa?

Che arrivando da fuori si percepiscono grande ansia e timore. Per me possono avere un peso relativo, proprio perché qui da poco. Ma capisco che per chi è qui da una vita, e magari non ha spalle larghe, possa essere un peso difficile da sopportare. Non è facile, lo so. Abbiamo, però, i mezzi e la voglia per uscirne.

Ci starà mica portando sul discorso della cappa nera che tante volte abbiamo sentito in questi ultimi anni?

Se mi state chiedendo se l’ho percepita, vi dico di no. Anzi, girando, avverto tantissima fiducia. Vero, la squadra appare un po’ fragile e spesso preda di errori da bambini, ma sta a noi ribaltare le situazioni, creandoci le giuste occasioni.

Ma come si fa?

So bene che l’esperienza, specie per chi ne ha avuta scarsa fin qui, non si acquisisce in pochi giorni. Va allenata, preparata e vissuta.

Domenica arriva Trento. C’è da preoccuparsi?

È una partita che ha bisogno di avere delle risposte, oltreché portare punti.

Risposte di che tipo?

Nel senso che ci serviranno per fare il punto della situazione, anche alla luce del fatto che poi ci sarà una lunga sosta.

Ci sta dicendo che potrebbe cambiare ancora qualcosa?

Vi dico che fino a domenica saremo questi, e non ci sono dubbi. In più, ma non lo svelo certo io, stiamo facendo valutazioni quotidiani con la presidenza e con il club. In base a quanto accadrà, saremo di sicuri pronti.

La sosta può venirvi in aiuto?

Può essere un toccasana, ovviamente. Per acquisire automatismi e conoscenza reciproca. Al netto dei riposi, saranno tre settimane importanti. Che serviranno per un primo bilancio e magari per prendere decisioni.

Dobbiamo fidarci di questo gruppo?

Ho trovato una squadra con molti più problemi strutturali e di compatibilità tra i giocatori di quanto pensassi. Ma è anche una squadra che lavora, e questo è un fatto molto positivo.

La più banale delle domande: come ci si salva?

La più banale delle risposte: vincendo più partite degli altri.

Al netto delle ovvietà, invece?

Credo molto nel lavoro e nella possibilità di migliorare. Come stiamo facendo. Poi, una volta cercato di mettere i tasselli nei posti giusti, tutta la differenza del mondo la fa anche un pizzico di fortuna.

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