«Italia-Bosnia, derby: che emozione i cori
dei tifosi del Como»

L’intervista Vedin Music, bosniaco, ex calciatore molto amato sul Lario: «Seguo la squadra, spero di poter tornare al Sinigaglia. Mio figlio gioca»

«Music-Music». Chi c’era non può scordarselo. Nella stagione in serie A 2002-03, mentre il Como scivolava verso la retrocessione e c’era il festival dei giocatori contestati, lui si salvò e diventò il simbolo dell’impegno e di chi non molla mai.

Le sue scorribande sulla fascia sinistra erano l’unica cosa che riuscivano a scaldare i tifosi. E quell’urlo «Music-Music» era una specie di monito al resto della squadra ormai alla deriva: come dire, «vedete come si deve fare?». Quell’episodio, quella specie di rito, nella memoria collettiva batte persino ciò che di importante fece Music l’anno prima, le corse sulla fascia sinistra nella stagione della promozione, anche due gol che non erano la sua specialità.

Vedin Music oggi abita a Sarajevo, non ha niente più a che fare con il calcio, ma ha un figlio che gioca nella serie B bosniaca. Ha mantenuto amicizie a Como, e parla ancora con quella cordialità umile che ne fece uno dei giocatori più amati di quel periodo. La scusa? Italia-Bosnia di martedì, il derby delle... sue due nazionali.

Buongiorno Vedin, come sta?

Benone grazie. Abito a Sarajevo, mi occupo di vari affari, ma niente calcio. Quasi...

Perché quasi?

Perché mio figlio Amar, 23 anni, gioca nella serie B bosniaca. Seguo lui.

Che ruolo?

Beh, ovvio... esterno sinistro (ride, ndr).

Amar è nato a Como, vero?

Sì. Quando arrivati a Como nel 2001, feci qualche mese da solo al Castello di Casiglio, poi quando trovai un appartamento a Erba, mi raggiunse mia moglie con mia figlia. E poi, nel 2002, nacque Amar, all’ospedale Valduce. Oggi ha 23 anni.

Torniamo al suo arrivo qui. Un po’ come i giocatori di Fabregas adesso, lei rappresentò il colpo a sorpresa. «Ma questo dove lo hanno pescato?», si disse.

Giocai una partita in Nazionale contro la Spagna. Ricordo che il mio avversario diretto era Mendieta. Giocai una grande gara. E tra gli osservatori allo stadio ce n’era uno che collaborava con Imborgia. Dopo quella partita fioccarono le proposte, il Como fu il più lesto a farsi avanti.

Como: per lei un posto sconosciuto.

Sì, ma si stava parlando del calcio italiano. Un sogno. Il calcio italiano era ancora molto forte, un mito. Fui contento di venire in Italia, una grande opportunità.

Pronti via e ci fu la promozione in serie A.

Una grande stagione. Io ero esterno alto di sinistra nel 4-4-2 di Dominissini. Dietro di me c’era Terni a coprirmi le spalle. Ricordo uno stadio caldo, una bella tifoseria, eravamo in grande gruppo.

Con chi stava più spesso?

Ripeto, eravamo un bel gruppo, si parlava con tutti. Certo all’inizio io avevo il problema della lingua. Quando arrivò Dundjerski, che sapeva l’italiano bene, fu un grande aiuto.

C’è quando partita che ricorda?

Quella della promozione con l’Empoli di sicuro. Una grande festa. Anche perché pr il Como era un doppio salto.

Lei segnò due gol in quella stagione, con il Palermo e con il Cosenza.

Non me li ricordo bene, ma mi ricordo che uno di quei due gol fu un tiro da lontano. Io sono destro ma ho sempre preferito giocare a sinistra per potermi accentrare e magari concludere.

La festa promozione?

In un ristorante brasiliano a Milano. Poi discoteca. Anche se io non ero tipo da feste...

Com’era Preziosi?

Duro. Il primo anno non aveva molto da dire perché andava bene, ma il secondo anno quando veniva negli spogliatoi urlava e tremavano i muri.

L’anno dopo, retrocessione.

Pagammo il salto di categoria, mister Dominissini andò un po’ in difficoltà. Arrivò Fascetti che era a fine carriera, credo che il Como sia stata la sua ultima squadra, era per così dire... un po’ “lento” mentre ci sarebbe voluta una sferzata. Io cambiai compito, perché ci mettemmo a giocare a cinque e io facevo tutta la fascia.

Le famose discese di Music, con la gente che urlava il suo nome.

Beh, in effetti quell’episodio è rimasto dentro di me. Ero quasi imbarazzato, sembrava che la gente avesse preso me come simbolo di impegno. Era strano sentire urlare il mio nome...

Tre gol.

Quello con la Roma importante perché quella vittoria 2-0 sembrava aprire nuove speranze di salvezza. Ma stavamo pagando la lunga squalifica del campo per gli incidenti con l’Udinese e non era facile. Poi segnai contro il Bologna, nel 5-1 in casa e a Udine, forse la partita che decretò la fine delle speranze, perdemmo 3-2.

Cosa le ha lasciato Como?

Intanto qualche amico con cui mi sento ancora adesso, come Stefano, che mi racconta tutto e con cui tengo vivo il mio italiano. Ci sono tornato anche, ma mi piacerebbe venire a vedere una partita degli azzurri.

Vede il Como?

E come no? Lo vedo e gioca davvero benissimo. Adesso potrebbe andare in Champions League, impossibile che io non lo segua con grande simpatia. Forza Como.

Lei poi è rimasto a lungo in Italia.

Ho giocato a Modena, dove ho avuto problemi fisici. Poi Torino con un’altra promozione in serie A, Treviso, Padova, Pro Patria e Arezzo.

Infatti l’italiano è sempre molto buono...

Sì sì, l’Italia per me è una cosa speciale, la mia seconda nazione.

Al Toro con Brevi e Ardito.

Sì, si sono ritrovati in granata alcuni dei giocatori che avevo avuto compagni in azzurro. Due anni molto belli.

E adesso c’è Italia-Bosnia.

Eh, per me è un derby. So che con l’Irlanda forse sarebbe stato più facile per la Bosnia, ma io sono contento così perché comunque vada, sarà bello. Se non deve andarci la Bosnia, meglio che ci vada l’Italia. Ma sarà una partita tosta.

Ci aspetta un bell’ambientino...

Sarà una partita molto dura per tutte e due.

Poi la faccenda dell’esultanza dell’Italia al rigore sbagliato dal Galles...

Sì, ha avuto un po’ di risonanza, ma sono cose di calcio.

Da chi deve guardarsi l’Italia?

Muharemovic è un difensore fortissimo. poi mi piace molto Alajbegović, ha 19 anni, gioca nel Red Bull Salisburgo. E poi c’è Dzeko che è sempre una garanzia.

Perché non ha continuato nel calcio?

Perché per fare l’allenatore ci vuole un carattere più duro del mio. Bisogna essere forti, io sono più morbido. Non era il mio lavoro.

Ha fatto crescere i capelli...

Sì, da dopo il Como e continuo ad averli lunghi.

Ci vediamo al Sinigaglia?

Lo spero tanto.

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