Rivoluzione tattica, nuovo schema. E con la Juve senza Paz?
Sul campo Fabregas a San Siro con un inedito schieramento a tre dietro, ma con uno sviluppo particolare. Dal 3-2-5 in fase di possesso al 5-2-3 in fase di non possesso. E con la voglia di liberare Baturina a tutto campo
Como
Questo Como non si era mai visto. Anzi, sì: in certi finali di patita, a 5 dietro (anche a Napoli, nella partita di Coppa Italia), ma a San Siro si è visto qualcosa di diverso. Fabregas ha sorpreso tutti, scegliendo di schierare tre centrali puri dietro, Ramon, Carlos e Kempf. Sembrava un 3-4-2-1, perché davanti ai tre, da destra a sinistra si sono piazzati Van Der Brempt, Perrone, Sergi Roberto e Vojvoda. Poi un tridente in cui Paz faceva la prima punta e Baturina e Caqueret i serventi al pezzo.
In realtà, una volta iniziata la partita, è parso ben chiaro che lo sviluppo dello schema era quello di presentare un 5-2-3 in fase di non possesso e un 3-2-5 in fase di possesso. Se a San Siro, come capitato mercoledì, alla stampa vengono assegnati posti da terzo anello, beh, potrai lamentarti di non vedere bene i tocchi nelle mischie, ma sulla tattica hai un libro aperto.
Ago della bilancia
Ago della bilancia, ovviamente i due esterni, Van Der Brempt e Vojvoda (tra l’altro impiegato a sinistra, dove nel Como non gioca mai, forse di più al Torino) che stavano passi in non possesso e salivano altissimi in fasi di possesso palla.
Gli esterni, anche quelli bassi, ci hanno abituati a interpretazione molto offensiva del ruolo, ma stavolta i due le hanno battute tutte. E infatti Vojvoda è andato anche in gol, vedendoselo annullato però per fuorigioco. Ma la sua posizione di esterno altissimo aveva dato i suoi frutti. Van Der Brempt era partito alto, ma poi doveva comunque guardare Bartesaghi.
Fabregas ha così confuso le idee al Milan, facendo densità. Cerrto Kempf è sembrato quasi una esagerazione, visto che non aveva l’uomo da curare, di Akethame si occupava Vojvoda, e lui ha finito per occuparsi di Ricci quando avanzava. Anche se poi si è fatto bruciare da Tomori. Ma quello che è interessante è vedere come questo schema consenta a Baturina un diverso raggio d’azione sul campo. Visto che tende ad accentrarsi anche quando fa l’esterno, in questo ruolo è stato più libero di andare dove voleva. Persino arretrando. Il Baturina di mercoledì è parso un giocatore più maturo, più responsabilizzato. Con una caratteristica che lo fa apparire simpatico: quando prende le botte non protesta mai, e subisce come una logica controindicazione del suo estro.
Un’assenza da gestire
Non si sa se Fabregas insisterà su questa strada, ma certo a Torino domani, in un subito nuovo esame nobile, importante e difficilissimo, avrà da gestire la assenza di Nico Paz. La prima idea che viene in mente è che finalmente Baturina potrà giocare ne ruolo per cui era stato acquistato, dietro la punta, a fare, appunto, il Paz.
E potremmo anche aspettarci l’impiego di Morata, dall’inizio o a ara iniziata, grande ex della sfida, nel suo vecchio stadio, elettrochoc per scrollarsi di dosso titubanze e incertezze. Ma non è detto che Fabregas non ripresenti lo stesso modulo, seppure con una punta di ruolo.
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