A Cantù sempre più negozi chiusi: uno a settimana nell’ultimo anno

Cantù Attività commerciali: meno 6,3% nel 2025. Imprese: totale sotto quota 4mila. Bolla: «Momento complicato, si avverte il contraccolpo». Casartelli: «Emorragia progressiva»

Cantù

In città, nel 2025, ha chiuso un negozio ogni settimana dell’anno. Così a racchiudere in una frase i dati dell’ufficio studi e statistica di Camera di Commercio di Como-Lecco, relativi all’ultimo trimestre disponibile - il quarto e ultimo dell’anno - che si è chiuso pochi mesi fa. In una Cantù dove il numero di attività commerciali ha registrato un -6,3%, si ritorna al di sotto delle 4mila imprese, nonostante il boom nei servizi legati all’istruzione, il settore più performante, con un +17%.

A fine 2024, le attività commerciali di Cantù erano 806. Oggi, è parecchio al di sotto il dato di fine 2025: 755. Si registra un saldo negativo di 51 attività in meno nel solo settore commerciale. Di fatto, quindi, un negozio chiuso ogni settimana dell’anno ad eccezione di Ferragosto. Ne risente il dato dell’intero tessuto produttivo. Il totale delle imprese, sempre nel corso del 2025, scende così da 4.017 a 3.960.

Confcommercio

Non basta quindi l’ascesa a 27 imprese nel settore istruzione e formazione, +17,4%. Né un incoraggiante +7% nel settore dell’editoria e della produzione dei contenuti, verosimilmente legato all’espansione del digitale, con 17 imprese di questo tipo. Come le 54 imprese impegnate nella salute e assistenza, +5,9%. Anche perché pure un altro settore importante come quello delle costruzioni ha registrato un colpo duro tanto quanto quello subito dal commercio: -6,3%, con un calo che si è arrestato a 578 imprese. Non manca una certa preoccupazione - per un trend, quello delle chiusure dei negozi, che comunque è un dato di fatto nazionale - dai rappresentanti di categoria più direttamente interessati.

«Purtroppo i dati sono questi e anche noi come associazione avvertiamo il contraccolpo - afferma Alessandro Bolla, referente cittadino per Confcommercio Como - In questo momento particolare di conflitti, avvertiamo anche la difficoltà nel reperire merce. Direi che questa guerra ulteriore in Medio Oriente non ci voleva. Il momento è complicato. Dobbiamo comunque accettare di andare avanti. Sicuramente anche a livello nazionale la situazione è questa: soffrono le attività del centro, le attività delle periferie e i centri commerciali. Un po’ ovunque, purtroppo, i centri storici si stanno desertificando. Dobbiamo resistere al colpo e cercare di recuperare terreno».

Confesercenti

Per Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como: «Sono dati tristi e sconfortanti oltre che preoccupanti, vuol dire che quella lenta emorragia progressiva continua, anche se vi è una prospettiva di rivalutazione di tutto il comparto commerciale relativamente al fatto che tutta la città potrebbe diventare più attrattiva», il riferimento all’Arena in costruzione e al MoMe, il Museo diffuso del Mobile del Merletto, altrettanto in fase di realizzazione.

Ma intanto cosa si deve fare‘? «Bisogna puntare sul mantenimento del ricambio generazionale laddove è possibile. Ad oggi manca da parte del sistema un incentivo, un sostegno, uno stimolo verso i giovani, che guardano alle attività produttive soltanto come un pesante sacrificio e come un impegno che nel lungo termine spaventa. Motivo per cui non vengono rilevate attività storiche che poi chiudono. E che se fossero aperte lavorerebbero». Per qualità e vicinanza: i negozi alimentari di quartiere.

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