Aggredito alle spalle dal ladro sotto casa: il suo telefono è stato ritrovato nel covo di clandestini

Alzate Brianza L’episodio di notte in via IV Novembre: «Mi ha tappato la bocca, sono fuggito». Dall’app è risalito al cellulare in una cascina in via Carbusate. Poi la sorpresa con i carabinieri

Tornare a casa dopo una serata con gli amici e, un passo dentro il giardino di casa propria, ritrovarsi con la mano di uno sconosciuto sulla bocca. Il 24enne, rapinato così del suo smartphone, ha reagito.

Al rapinatore ha affibbiato anche un pugno sul volto, prima di fuggire urlando.

A stigmatizzare quanto accaduto ad Alzate, in via IV Novembre, è la madre dello stesso ragazzo, Simona Colombo. «Il giorno dopo, il telefono è stato localizzato qui vicino, a Carbusate, dove si trovano delle vecchie case diroccate: giusto che si sappia che in una zona frequentata anche da ragazze con il cane, persone a passeggio e in bicicletta, vivano nella clandestinità delle persone probabilmente pericolose. Che il Comune, che la polizia locale, faccia qualcosa, così non ci siamo per niente», afferma.

Il racconto

Il ragazzo, che è riuscito ad assestare una gomitata e un pugno al volto al rapinatore, ha voluto rivelare via social quanto accaduto sabato notte, intorno alle 3, sulla strada provinciale tra Como e Bergamo, l’ex strada statale Briantea. «Rientrando a casa in via IV Novembre dopo una serata con amici - le sue parole - apro il cancello pedonale della mia abitazione, faccio un passo e improvvisamente mi sento una persona alle spalle, la quale cerca di bloccarmi le mani, mettendomi anche una mano sulla bocca per non farmi urlare. Mi vengono ancora i brividi a raccontare tutto ciò. Non so come, dato il mio evidente shock, riesco a dimenarmi e a dargli un pugno sul volto incappucciato. Non ricordo molti particolari, data la situazione di terrore, ma ricordo solamente che indossava una giacca bianca ed era mulatto. Subito dopo avergli sferrato il colpo sono corso più che potevo verso la porta di casa urlando, fortunatamente facendocela. Al momento dell’aggressione avevo in mano il mio cellulare che lasciai ovviamente cadere a terra».

«A quel punto - dice - i miei genitori e mio fratello erano stati svegliati dalle mie urla ancor prima che raggiungessi casa, ci siamo diretti al cancello e il soggetto era ovviamente sparito e con lui anche il mio telefono. Chiamati i carabinieri, intanto avevo già localizzato il telefono in tempo reale. Il giorno successivo la posizione del mio cellulare si è aggiornata, la vedevo in tempo reale, si trovava in una cascina abbandonata in via Carbusate».

Il sopralluogo

I Carabinieri si rendono quindi disponibili a un sopralluogo con il ragazzo e il padre, in una zona dove vi è persino da tempo un’auto abbandonata, e dove si è parlato di spaccio di sostanze stupefacenti. «Ci rechiamo intorno alle 12 alla cascina, il telefono risultava essere li in quel momento ma troppo difficile da trovare date le condizioni diroccate del posto. Troviamo però una stanza messa meglio delle altre con due materassi, due sacchi a pelo seminuovi, del cibo fresco e del vestiario. Passati i 15 minuti di perlustrazione ce ne andiamo dal posto».

L’episodio è stato denunciato ai Carabinieri. «Non oso immaginare se fosse successa una cosa del genere ad una ragazza o ad una persona magari più fragile di me - conclude il ragazzo -.Detto ciò l’obiettivo di questo messaggio è che spero serva a qualcosa per sistemare le cose e far si che non succeda ad altre persone».

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