Al Museo Munari si pensa in grande: «Rete con Adi e Triennale Design»
Cantù Progetto di caratura internazionale per attirare in città un numero notevole di visitatori. Le linee guida nello studio di fattibilità. L’obiettivo: avviare il cantiere da 5,2 milioni a metà 2027
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Si punta già alla rete con i templi del design di Milano: l’Adi Museo del Design e il Triennale Design Museum. Con una convinzione: il futuro Museo Munari nell’ex Chiesa di Sant’Ambrogio - nome provvisorio indicato dal progetto: MuMù, con l’accento di Cantù - ha tutte le carte per essere un progetto di calibro internazionale. Ed è in grado di attirare folle di visitatori.
A tratteggiare la strategia futura per lo spazio di piazza Marconi, destinataria di 5 milioni e 200mila euro che arriveranno dal bando della presidenza del Consiglio dei Ministri vinto dal Comune di Cantù, è lo studio di fattibilità che indica come progettista l’architetto Valentina Marcarini di Laszlo Srl; il professor Jacopo Leveratto del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, responsabile scientifico dell’intervento; Fedele Mora, dirigente dell’area tecnica del Comune di Cantù, responsabile unico del progetto.
Partnership
«Il progetto del Museo Munari Cantù - si legge nello studio - prevede l’attivazione di una serie di processi finalizzati a entrare in relazione con i diversi tipi di pubblico che la collezione si prefigge di intercettare. Iniziando da quelli più istituzionali relativi all’attivazione di una rete di relazioni con i musei regionali dedicati al design, primi fra tutti l’Adi Museo del Design e il Triennale Design Museum di Milano, per l’inserimento del Museo Munari in un circuito museale internazionale». Alle relazioni si darà sostanza «sia con la costituzione di partnership formali non onerose sia nella promozione di attività congiunte, vista la breve distanza fra le rispettive sedi. Con la possibilità di attrarre parte del pubblico che gravita attorno a Milano per le varie manifestazioni legate al settore, come per esempio la Design Week, all’interno del circuito in cui è inserita Cantù. Con l’obiettivo di trasformare l’ex chiesa di Sant’Ambrogio in un polo museale di calibro internazionale».
Che Cantù abbia le carte per farlo, non lo si mette in dubbio. «Si può fare un semplice paragone - prosegue lo studio - Dal 16 marzo al 30 giugno 2024, alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo, si è tenuta la più grande mostra italiana dedicata a Munari fino a oggi, “Tutto”, che ha visto registrare oltre 40mila presenze da tutto il mondo. E questo solo a fronte dell’esposizione di circa 250 opere dell’artista. Ovvero, di meno di un quinto di quelle attualmente possedute dal Comune di Cantù», per l’esattezza 1.285.
L’esempio milanese
Nella gestione del patrimonio, l’esempio arriva proprio da Milano. Si pensa infatti, a rotazione, a un «reclutamento dei guest curator (curatori ospiti, ndr) che si occuperanno delle esposizioni temporanee dopo l’apertura del museo, sul modello del Triennale Design Museum, destinato a rivelare al pubblico l’esistenza e la consistenza della Collezione Munari. Sostanziandosi, poi, in una pubblicazione che rappresenterà il catalogo del Museo Munari». Vero, ci vorrà del tempo. Ma intanto, come ipotizzato dall’assessore ai lavori pubblici Maurizio Cattaneo, i primi lavori potrebbero cominciare a metà dell’anno prossimo, il 2027.
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