Arrestati fratello e sorella, di 66 e 74 anni: avevano ceduto più di due etti di cocaina a emissari di un clan mafioso

Il caso Operazione condotta da Direzione distrettuale antimafia e Polizia di Milano. Minacciata una faida tra il clan bandiera e i Curinga per la droga intercettata dalla Polfer

Una faida minacciata per una partita di droga da 2 etti di cocaina che era finita nelle mani della Polfer in quel di Monza. Da una parte due componenti della famiglia Curinga, di stanza a Cucciago, dall’altra il clan Bandiera, finito ieri nelle pagine di una maxi ordinanza di custodia cautelare in carcere – l’ennesima – in quanto sospettato dalla Polizia di Stato e dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano di aver tentato di riformare la Locale di Rho di ’ndrangheta dopo le indagini degli anni scorsi che l’avevano fortemente colpita.

Sono 49 le misure cautelari

Sono state 49 le misure cautelari eseguite all’alba di ieri per (a vario titolo) associazione per delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa. L’indagine della Squadra mobile ha svelato la ricostituzione di una struttura territoriale di ’ndrangheta, la Locale di Rho, già oggetto – come detto – dell’indagine Infinito della Dda di Milano nel 2010.

Nelle carte sono finiti anche due componenti della famiglia Curinga, Francesca (66 anni) e Domenico (74 anni), entrambi residenti a Cucciago. I due, che sono fratelli, sono stati arrestati e portati in carcere. Secondo quelle che sono le contestazioni avrebbero ceduto cocaina in due diverse occasioni ad emissari del clan Bandiera, il 23 febbraio 2021 solo 30 grammi (si fa per dire) e il 2 marzo del 2021 ben 200 grammi, stupefacente che avrebbe dovuto essere pagato 10 mila euro.

Il fermo della donna

Ed è proprio nell’ambito di questa seconda cessione che sarebbero avvenuti i problemi perché la donna inviata per ritirare la cocaina, pagando 5 mila euro (ovvero la metà di quanto dovuto) era stata poi fermata e arrestata dalla Polizia Ferroviaria a Monza. Fu questo, secondo quanto sostenuto dalla Dda, il preludio di una situazione di forte tensione tra le due famiglie. Da una parte i Bandiera che pretendevano la restituzione di almeno una parte del contante versato, a fronte anche dello stupefacente andato perduto, dall’altra i Curinga sospettati dai primi di tradimento.

Secondo le intenzioni dei Bandiera, che per questa vicenda erano arrivati a minacciare una faida tra le famiglie, quei soldi restituiti sarebbero serviti a pagare le spese legali all’emissario che era stato arrestato con i due etti di cocaina. Secondo la Dda il clima di tensione tra i due fronti non si sarebbe ancora stemperato, con anzi un crescente clima intimidatorio intriso di minacce e di provocazioni da ambo le parti.

In sostanza, nonostante la gravità della situazione altamente “esplosiva”, il territorio del Comasco – in questa ennesima vicenda legata alla malavita di stampo mafioso di origine calabrese – sarebbe stato toccato esclusivamente per queste due cessioni di cocaina, avvenute però «con l’aggravante» «di agevolare la ’ndrangheta» e per la precisione la Locale di Rho.

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