Cantù e l’addio alla Gran Fondo: «Non ha fatto nulla per tenerla»

Il caso Frigerio (Club Ciclistico Canturino): «Abbiamo perso davvero una grande occasione». Bolla (Confcommercio): «Peccato, c’era un’atmosfera speciale. Ne risentiranno bar e ristoranti»

Cantù

Inutile negarlo, quando si parli di ciclismo, in città, si scatena una rivalità come quella tra Coppi e Bartali, per restare in tema: chi si entusiasma al passaggio degli atleti, e chi mastica amaro e s’indigna senza sosta per la temporanea chiusura delle strade. Tanti davvero, i secondi. E forse è anche a causa loro se Cantù, la città del mobile e del basket, non può più dirsi anche città del ciclismo, dato che non ospiterà la Gran Fondo del Giro di Lombardia.

Paolo Frigerio, presidente del Club Ciclistico Canturino 1902, e di CentoCantù, la cui intuizione aveva portato la gara all’ombra di San Paolo, non ha dubbi: «Cantù non ha fatto assolutamente niente per tenersi la Gran Fondo. Abbiamo perso davvero una grande occasione».

Un appuntamento che dal 2017 ogni anno regalava lo spettacolo del crinale zeppo di persone, tremila partecipanti, in gran parte stranieri, entusiasti di fare su e giù sulle strade più suggestive della Lombardia, dal Muro di Sormano al Ghisallo. Ora la gara trasloca su quelle di Bergamo, di strade, come omaggio a Felice Gimondi, il campione orobico al quale per il terzo anno sarà dedicata. Un addio tutt’altro che indolore, soprattutto per le modalità con cui s’è consumato.

Il sindaco: «Sorpresa»

«Una decisione che mi ha francamente colto di sorpresa – ha ammesso il sindaco Alice Galbiati - Ho appreso inoltre indirettamente la notizia, senza un confronto diretto e preventivo con gli organizzatori, elemento che lascia perplessi perché, su eventi di questo livello, un dialogo diretto e istituzionale rappresenta un passaggio fondamentale».

Paolo Frigerio non attribuisce responsabilità all’amministrazione, che, ammette, fin dal 2017 accolse con slancio la gara: «Si tratta di un evento che porta in città 1.500 atleti in arrivo dall’estero, che prevarica la dimensione sportiva e si fa territoriale. Cantù non ha fatto assolutamente niente per tenersi la Gran Fondo. Anzi, sempre polemiche, proteste, lamentele per le strade chiuse. Una manifestazione che riempie alberghi, ristoranti. Io lo dico sempre, ognuno berrà almeno un caffè, no? Ma nessuno s’è mai preoccupato di fare mezza proposta. Si poteva fare di più e purtroppo non è stato fatto».

Evento di rilievo internazionale

Anzi, «è stato servito sul piatto d’argento un avvenimento di rilevanza internazionale e la risposta sono state le polemiche. E il timore, ora, è che accada lo stesso a Como, che dovrebbe ospitare l’arrivo del Lombardia. Ma nulla è stato stabilito con certezza. E teniamo bene a mente che quando si esce da simili eventi, si esce». Anche Alessandro Bolla, referente cittadino di Confcommercio, si rammarica di questo epilogo, anche se traccia un quadro differente dell’accoglienza canturina: «Il trasferimento della Gran Fondo lontano da Cantù ha colpito molti appassionati considerando che la città era diventata negli ultimi anni il cuore dell’evento. E’ un peccato perché la nostra Cantù ha sempre creato un’atmosfera molto speciale con l’arrivo in piazza Garibaldi e il coinvolgimento di gran parte della città. Oltre al prestigio sportivo la nostra città perde anche un indotto economico, e a risentirne maggiormente sarà il tessuto dei pubblici esercizi , bar, ristoranti e alberghi. Mi dispiace molto, perché perderemo quel coinvolgimento che rendeva Cantù una vera “città di tappa”».

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