«Cantù è poco sicura perché vuota. Facile dare la colpa agli immigrati»

La città violenta Pagani (Pd): «Va rivitalizzata. Chi passa alle nove di sera si trova nel deserto». Volontè: «Molteni, solo proclami». Ape: «Non bastano le percentuali. Di quanti reati parliamo?»

Cantù

Una città sempre più vuota, che andrebbe invece rivitalizzata anche a favore della sicurezza. Una caccia allo straniero che non piace. Un eventuale commissariato di polizia avvertito come di troppo. Mentre per le pattuglie appiedate si preferirebbe la polizia locale ai militari. Sono queste le considerazioni che arrivano dalla minoranza consiliare all’indomani del vertice in Prefettura sulla Cantù violenta. Tema: la sicurezza a Cantù. Dopo diversi episodi criminosi avvenuti in pochi giorni.

Sono state preannunciate più pattuglie. Anche a piedi: se ne occuperanno i Carabinieri. C’è la volontà di portare, a Cantù, un commissariato della Polizia di Stato. Si è detto come furti e delitti in genere siano calati quasi a un -9% nel confronto tra i primi otto mesi del 2024 e del 2025.

I numeri del sottosegretario

Come sottolineato dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, Lega: «Il 63% degli arresti e il 55% delle denunce nel Comasco sono a carico di cittadini stranieri: i principali fenomeni di allarme criminale derivano dall’immigrazione irregolare».

Per il capogruppo consiliare Pd Antonio Pagani: «Il vero tema è la desertificazione della città: chi oggi passa alle nove di sera si trova in mezzo al deserto, come è successo alla signora inseguita e insultata. Bisogna ridare vita alla città, con più occasioni culturali, non con gli slogan. La questione dell’area ex De Amicis è centrale. Pattuglie a piedi: servono pattuglie di relazione. Preferiremmo degli agenti di polizia locale in più: i carabinieri sono maggiormente deputati all’ordine pubblico. Un commissariato? Sarebbe sovrabbondante».

Per Francesco Ape, consigliere comunale Pd: «Di quanti reati parliamo? Di quante persone? Non bastano le percentuali: chiederemo questi numeri. E comunque: se ci sono delle riduzioni nelle statistiche, perché allora questi rinforzi da stato di polizia? Ci sembra una campagna strumentale della Lega, un criminalizzare la città con una logica di caccia allo straniero. La criminalità va combattuta, l’immigrazione non va sottovalutata ma servono politiche di integrazione. Per fortuna che esistono stranieri che lavorano, perché poi le aziende chiudono e le pensioni non le paga più nessuno».

«Dito puntato sugli stranieri»

Cecilia Volontè, capogruppo consiliare di Cantù Civica, non risparmia critiche e ironia: «Ancora attendiamo dal sottosegretario canturino una prova tangibile della sua presenza: in questi anni, al di là di proclami, non abbiamo alcun significativo provvedimento. Tutto si risolve nel “dagli all’untore”, individuato nella fobica e ossessiva individuazione dello straniero clandestino, fonte di ogni male».

Poi si appella direttamente al sottosegretario: «Onorevole Molteni, mai un ragionamento pacato e oggettivo, come sarebbe lecito attendersi da chi assume le responsabilità di un incarico di alto livello, ma sempre il dito indice puntato contro il presunto colpevole di turno, guarda caso lo straniero. L’emarginazione, l’esclusione, la negazione dei diritti devono essere affrontati con ben altri termini e toni. Attendiamo ora il commissariato, le pattuglie, e magari l’esercito, tanto resta solo propaganda».

© RIPRODUZIONE RISERVATA