Cantù, la moschea si farà. Via libera dal Consiglio di Stato
Cantù Accolto il ricorso di Assalam, trenta giorni per l’insediamento del commissario ad acta
Cantù
Un braccio di ferro che durava da dodici anni e che è costato alle casse del municipio circa 200mila euro, quello tra il Comune e Assalam, che ora, con l’ultima sentenza emessa dal Consiglio di Stato, potrebbe essere giunto a conclusione e quindi permettere all’associazione islamica di insediare un luogo di culto nell’edificio di sua proprietà in via Milano. La pronuncia della sezione quarta dispone che un commissario ad acta già nominato, il prefetto di Milano, si insedi entro trenta giorni dalla sua notifica e provveda a valutare il numero di parcheggi richiesti per il rilascio del permesso di costruire, in base alla destinazione d’uso compatibile con quella di edificio di culto. O, in alternativa, proceda alla loro monetizzazione.
Sentenza che dichiara «la nullità degli atti adottati dal Comune successivamente alla pubblicazione delle sentenze sopra richiamate, per elusione del giudicato» e condanna ancora una volta piazza Parini al pagamento di 6mila euro di spese di giudizio.
La replica a caldo: «Valuteremo»
«Il Comune di Cantù – il primo commento a nome dell’ente - ha preso atto della sentenza e sta valutando il provvedimento con il supporto del proprio legale». Contrapposizione netta, quella tra l’amministrazione e Assalam, che non ha mai trovato punto di mediazione, dialogando solo in tribunale. E che accanto alle questioni tecniche ha sempre visto anche quelle politiche, in particolar modo da parte della Lega, con tanto di manifestazioni fuori dall’immobile, definito moschea abusiva. I legali dell’associazione, Vincenzo Latorraca e Michela Luraghi, comunicano che il Consiglio di Stato «ha definitivamente posto termine al contenzioso che il Comune di Cantù ha ostinatamente alimentato con una serie di provvedimenti che si frapponevano alle legittime prerogative di Assalam di ottenere, finalmente, dopo oltre 12 anni di contenzioso, la possibilità di insediare un luogo di culto nell’edificio di sua proprietà».
Il Consiglio, osservano «è stato tranchant, riconoscendo la fondatezza del ricorso e dichiarando nulli tutti gli atti del Comune successivi alle sentenze che avevano ordinato al Comune di verificare esclusivamente la dotazione dei parcheggi necessari, disponendo l’eventuale monetizzazione». Il comportamento del Comune, si legge nella sentenza, «non è conforme, sul piano sostanziale, a quanto stabilito con le sentenze indicate in epigrafe, con conseguente elusione dell’obbligo conformativo da esse derivante».
In particolare, «intende modificare la destinazione d’uso del fabbricato riaprendo l’istruttoria, il che rende particolarmente difficile, oltre che oneroso, il rilascio del permesso di costruire». Soddisfatti i legali, perché, proseguono, sono state pienamente riconosciute «le ragioni dell’Associazione di ottenere un luogo per poter esercitare la preghiera collettiva e quindi il diritto di culto».
Assalam: «Soddifatti»
Il presidente di Assalam, Abella Bourass, esprime grande soddisfazione per la sentenza che ha riconosciuto il diritto «a ottenere un luogo di culto e non un centro culturale, come pretendeva il Comune nonostante la domanda originaria del 2014 e le sentenze del Consiglio di Stato, augurandosi che, nel futuro, i rapporti con la comunità canturina possano essere ispirati ai principi della massima collaborazione nell’interesse comune e per il bene della città».
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