Cantù, un amico testimone del delitto di Aldo Marra: «L’ho visto morire in strada»
La vittima è stata accoltellata dopo il diverbio con Maffia, che avrebbe infastidito verbalmente la barista. Poi fuori colpi all’addome e al polmone. Il racconto: «Barcollava, era senza fiato e ha cambiato colore»
Il giorno dopo.
«I carabinieri mi hanno sentito come testimone. Ma io sono uno dei tanti che hanno visto quello che è successo».
A raccontare con le lacrime agli occhi l’accoltellamento in cui Aldo Marra, 55 anni, di Cantù, ha perso la vita, è il suo amico Fabio Mazzucchi, 63 anni. «Di Aldo ho un ottimo ricordo, è da trent’anni che ci conoscevamo. Andavamo insieme a tagliare l’erba nei campi da calcio. Infatti anche sabato dovevamo andare insieme al campo sportivo comunale di via Milano. E ci siamo trovati al bar. Io sono sempre rimasto all’esterno. Lui è entrato insieme a un amico. Dopo, è entrato questo qui», Cristian Maffia, 33 anni, anche lui di Cantù.
«Ha cominciato a sfottere, ha detto qualcosa alla barista, le ha rotto le scatole. Aldo gli ha detto di non intromettersi e di andare fuori dal bar. Ma questo, che sembrava molto alterato, non voleva uscire. Poi, mentre se ne stava uscendo, ha detto ad Aldo di uscire anche lui». E Marra è uscito. Maffia, con un coltello da tavola, ha sferrato due fendenti a Marra, morto poco dopo in ospedale.
Sabato al bar di via Montello
Sabato, poco dopo le 14, Bar Bivio di via Montello, a Vighizzolo. Si è parlato anche di una frase sull’accento calabrese che avrebbe pronunciato Marra all’indirizzo di Maffia. «Non saprei, io ero fuori dal bar - dice Mazzucchi - Parlando poi con gli amici, mi hanno detto che Maffia sfotteva e rompeva le scatole alla ragazza dietro il bancone, e Aldo si è messo di mezzo per difenderla».
Possibile che Marra abbia detto qualcosa, ma magari come battuta. La sensazione degli amici è che quel che è stato detto non sarebbe stato comunque determinante. Qualcuno racconta che Maffia avrebbe tirato un pugno sul balcone. Marra, che conosceva Maffia, si sarebbe rivolto a lui chiamandolo per nome, Cristian. E forse avrebbe buttato lì una mezza battuta non come provocazione, ma per sdrammatizzare e favorire l’uscita di Maffia dal bar.
«Se quello se ne fosse semplicemente andato quando gli è stato detto di andarsene, tutto questo non sarebbe successo. Invece è successo», dice Mazzucchi.
L’amico ha visto quel che è successo dopo.
«Ha buttato il coltello»
«Gli ha dato una coltellata nell’addome, tra il ventre e il fianco sinistro. Ma penso che quella coltellata non sia stata la coltellata mortale, perché poi quando è arrivata l’ambulanza, e c’è voluto un po’, e gli operatori sanitari gli hanno tolto la maglietta, di sangue, lì, non ce n’era. C’era solo il segno. Il sangue l’aveva tutto sulla spalla sinistra: penso che la seconda coltellata abbia preso un polmone. Avevamo il suo sangue sulle mani».
«Ha fatto due o tre metri, però si vedeva che barcollava - prosegue - L’abbiamo adagiato su due sedie, con i piedi alzati. Però ha iniziato a cambiare colore, a non parlare più. Gli mancava il fiato. Gli occhi erano semichiusi. Aldo è una persona tranquilla, avrà anche avuto il suo carattere, ma certamente non doveva finire così. Maffia, dopo la seconda coltellata, ha buttato il coltello lì per terra ed è scappato. Ma poi i carabinieri l’hanno trovato. Il coltello era un coltello da tavola. Sarà stato lungo una ventina di centimetri. L’ha raccolto poi da terra chi lavora al bar».
Arbitro e mister nel calcio
Arbitro per gli esordienti del Cantù San Paolo, amico del Cascina Mamete e di altre realtà calcistiche come il San Michele, allenatore, Marra è stato ricordato anche dal Gso Castello. Il Cascina Mamete ha esposto uno striscione in sua memoria e ha deciso ieri di perdere a tavolino.
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