Como, causa al super dirigente. Le opposizioni attaccano: «Situazione surreale»
Il Comune di Como ha trascinato in tribunale l’architetto Luca Noseda per chiedere l’annullamento del suo contratto e la restituzione di circa 300mila euro di stipendi. La colpa? Un trasferimento da Cantù che, secondo la nuova dirigenza tecnica, sarebbe nullo per violazione delle norme sul pubblico impiego
Como
Quello che si sta consumando tra le mura di Palazzo Cernezzi non è solo un caso giudiziario, ma un vero e proprio paradosso politico. Il Comune di Como ha trascinato in tribunale il proprio “super dirigente”, l’architetto Luca Noseda, per chiedere l’annullamento del suo contratto e la restituzione di circa 300mila euro di stipendi. La colpa? Un trasferimento da Cantù che, secondo la nuova dirigenza tecnica, sarebbe nullo per violazione delle norme sul pubblico impiego.
Mentre i settori tecnici dell’ente, assistiti da un legale esterno, hanno avviato l’azione per la risoluzione del rapporto di lavoro, il sindaco Alessandro Rapinese continua a confermare la fiducia operativa verso Noseda, mantenendolo alla guida di procedimenti strategici come quelli relativi allo Stadio Sinigaglia e all’area Ticosa. Tale divergenza tra la linea legale-amministrativa e quella politica ha generato diverse reazioni critiche da parte dei gruppi di opposizione.
I commenti
Per Alessandro Nardone (coordinatore cittadino, Fratelli d’Italia) la vicenda è emblematica di una gestione “borderline”: «Il sindaco mette in difficoltà la città con decisioni da cui scaturiscono situazioni imbarazzanti. In questi casi, oltretutto, questa persona ha legato a sé molti dei progetti più importanti per la città: è emblematico di come venga gestita la vita di un professionista. Ogni giorno ci sono notizie che certificano la totale inadeguatezza di questa giunta. Non c’è serenità in Comune, e lo dimostra lo sciopero dei dipendenti di qualche mese fa». Sulla stessa linea Giordano Molteni (capogruppo Forza Italia), che non usa mezzi termini: «Siamo nel campo del dilettantismo. Prendi un funzionario, gli dai incarichi vitali e poi ti rendi conto che non ha le carte in regola? A fronte dei proclami del sindaco che dice di voler cambiare la città, poi ci si perde in un bicchiere d’acqua: prima di portare a casa un funzionario, bisognerebbe verificare che tutto sia in ordine. Invece lo si contesta e lo si porta in tribunale chiedendo risarcimenti, ma nel frattempo lo si continua a far lavorare su incarichi significativi».
Anche la Lega, con la capogruppo Elena Negretti, punta il dito sulla procedura: «È assurdo. Se il sindaco lo ha voluto come “super dirigente”, doveva garantirne la tutela formale. Perché non si è proceduto in autotutela anziché umiliarlo in tribunale? Mi chiedo se la Giunta fosse davvero informata di questa causa intentata dai dirigenti o se abbiano deciso senza che i membri ne sapessero nulla». Dall’opposizione di centrosinistra, il consigliere del Pd Stefano Legnani evidenzia l’anomalia tecnica: «È paradossale che il Comune faccia causa contro se stesso per farsi riconoscere l’illegittimità di un’assunzione che lui stesso ha firmato. Forse sperano di perdere per mantenere il dirigente? Sarebbe stato più lineare provvedere a un licenziamento in autotutela, lasciando eventualmente al dipendente l’onere del ricorso. Invece si è scelta una via strana: il sindaco deve chiarire se auspica davvero l’interruzione del rapporto, perché perdere Noseda ora renderebbe quasi impossibile gestire importanti progetti come stadio e Ticosa».
«Surreale»
Ancor più netto Vittorio Nessi (capogruppo Svolta Civica): «Si tratta di una vicenda surreale. L’architetto Noseda è stato strappato al Comune di Cantù dopo un contrasto con quell’amministrazione. In più occasioni Svolta Civica ha fatto presente l’irregolarità della procedura nell’indifferenza del sindaco che dopo tre anni si accorge dell’invalidità del trasferimento. E invece di procedere in autotutela chiede al giudice di farsi carico di ciò che, da tempo, avrebbe dovuto essere il suo dovere. In pratica, Rapinese fa causa contro se stesso».
© RIPRODUZIONE RISERVATA