Croce Rossa di Cantù, i volontari: «Avremmo dovuto fermarci prima»
Dalle intercettazioni dell’inchiesta la consapevolezza degli indagati: «Abbiamo fatto degli errori» E il giorno delle perquisizioni Toppi chiama il figlio per chiedergli di far sparire la merce destinata agli indigenti
Cantù
«Avremmo dovuto fermarci prima...». Ancora i Carabinieri della stazione di Cantù non avevano fatto scattare le perquisizioni e i sequestri a casa degli indagati. Ma parlando al telefono con Pierpaolo Toppi, ex delegato dell’area inclusione sociale della Croce Rossa di Cantù, il volontario e amico Francesco Cutuli sembra aver la sensazione che tutto sta per crollare: «Abbiamo commesso anche degli errori, io in primis, come gli altri abbiamo preso sempre sotto gamba un po’ la cosa all’inizio».
Sia Toppi che Cutuli sono tra i destinatari dell’avviso di chiusura delle indagini preliminari sulla vicenda del cibo destinato ai poveri e sottratto dai magazzini del Comitato della Croce Rossa di Cantù. Vicenda emersa su segnalazione di un ex volontario, e sfociata in un fascicolo con ben dieci indagati, tra i quali anche l’ex presidente Giorgio Speziali.
«Ragazzi, si chiude» Ed è Speziali stesso a rendersi conto pure lui, quando ancora perquisizioni e sequestri dovevano scattare, che lo scandalo delle derrate alimentari portate via dai magazzini dell’associazione di volontariato stava per travolgere tutti: «Dovevo avere la forza, anche se sono tutti miei amici, di dire “ragazzi si chiude”. O, per lo meno, voi ve ne dovete andare tutti. Cosa che non ho fatto» dice l’ex presidente, intercettato dai Carabinieri, mentre parla con la moglie al telefono. È il 12 luglio e i Nas hanno fatto controlli nei magazzini della Croce Rossa e trovato materiale ormai scaduto. Di lì a pochi giorni i militari della stazione e del nucleo operativo radiomobile di Cantù avrebbero bussato a casa dei vari volontari, sequestrato chili e chili di merce.
Lo stesso 12 luglio Speziali parla con Roberto Tagliabue, altro volontario finito sotto indagine, il quale dice al suo presidente: «Noi dovevamo fermarci prima, quando han fatto le prime foto noi dovevamo fermarci (...) Paolo (Toppi ndr) non l’ha voluta capire, ha voluto andare avanti».
Il giorno del blitz Cinque giorni dopo scatta il blitz nelle case e nei garage degli indagati. Pierpaolo Toppi chiama il figlio: «Sei giù in garage a... in casa tua a fare un giro? Hai tolto tutto quello che è Agea? Mortadelle, formaggi?». E il figlio: «Sì, sì, a posto. Sono andati via?». Risposta: «No sono arrivati in nove adesso».
Agea è l’Agenzia governativa che si occupa, tra l’altro, della fornitura di cibo per le persone indigenti. Cibo acquistato con denaro pubblico, dell’Unione europea. L’esigenza di far sparire quei prodotti è dunque chiara: difficile far passare forme di parmigiano o spezzatino di vitello con quel timbro come acquisti fatti al supermercato.
Arrivata sera, Toppi parla con Speziali proprio dei prodotti Agea: «Anche a me - dice - mi han trovato dentro della roba dell’Agea... un pezzo di formaggio una mortadella». E Speziali: «Ma son tutti scaduti?». Replica: «Si che sono scaduti ma sono Agea!».
Ora sotto indagine ci sono dieci persone. I principali indagati sono Speziali, Toppi, Cutuli, ma pure Piero Ponti, Vincenzo De Nicola, Roberto Tagliabue e Gianfranco Caldera.
L’accusa per tutti è peculato, ovvero di essersi appropriati di generi alimentari acquistati con fondi di aiuto europei per gli indigenti. Ma dopo la vicenda Fois, l’ex presidente della Croce Rossa di Como per il quale sono cadute molte accuse di peculato contestate in un’altra vicenda penale (in quanto la Croce Rossa è da anni ormai un’associazione privata e non più un ente pubblico), la Procura non ha voluto rischiare. E prima della chiusura dell’inchiesta ha raccolto le denunce formali da parte della stessa Croce Rossa così da contestare, nel caso, il reato di furto aggravato.
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