A Cucciago Giovanni Impastato racconta la lotta del fratello Peppino contro la mafia

L’appuntamento Questa sera alle 21, nella palestra comunale, l’incontro “Dialoghi contro il silenzio” con il fratello del giornalista ucciso da Cosa Nostra nel 1978

Cucciago

L’appuntamento, a ingresso libero, è in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, Emergency, e Comitato dei Sindaci “5 Dicembre 2014”, ed è fissato per questa sera, venerdì 30 ottobre, alle 21, nella palestra comunale di via Sant’Arialdo. “Dialoghi contro il silenzio” è l’iniziativa che porta a Cucciago Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato.

Ucciso a trent’anni

Giornalista, conduttore radiofonico e attivista, Impastato è morto a 30 anni per aver avuto il coraggio di opporsi e urlare a gran voce gli affari e il potere di Cosa Nostra, a partire dal boss che abitava a “cento passi” da casa sua. La vicenda di Peppino Impastato è appunto raccontata anche nel celebre film di Marco Tullio Giordana, “I cento passi”. Nel 1977, Peppino fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti. Mafiosi che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui Impastato sbeffeggiava mafiosi e politici. Viene ucciso il 9 maggio del 1978 a Cinisi, il paese del Palermitano in cui è nato.

Portare avanti la memoria

Per anni si è cercato di far passare la sua morte per un attentato finito male ai danni delle istituzioni. Sono stati la madre Felicia e il fratello Giovanni a rompere il silenzio, fino alla condanna dei mandanti. Oggi Giovanni Impastato porta avanti la memoria di Peppino e di mamma Felicia: porterà a Cucciago il suo ultimo libro, “Il coraggio della memoria”. Attraverso una raccolta di testi, articoli e documenti; riaffiorano tanti episodi ed analisi riguardanti la vicenda politica e sociale del nostro Paese: «Rileggerli - ricorda l’autore - è anche l’occasione per alimentare una discussione all’interno di quella parte della società civile che crede ancora in un possibile cambiamento».

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