Da Cantù all’Ucraina per portare solidarietà

La missione, organizzata da Sos Emergenza Ucraina Cantù e Progetto Korosten di Civiglio, è andata benissimo e ha raggiunto l’unico scopo prefissato, aiutare i più bisognosi. Il carico è stato destinato alla chiesa greco-cattolica nella città di Kropyvnyc’kyj, verso il confine della Romania, dove oltre 20mila profughi provenienti dalle zone martoriate dalla guerra

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Cantù

«Oltre quattro anni di guerra hanno distrutto le strutture del paese ma non lo spirito, la tenacia della popolazione, pur vittima con la perdita di migliaia di vite umane». Così racconta Franco Cappelletti, di Cantù, tra i volontari - rientrato in Italia da poche ore - che hanno partecipato alla recente missione di solidarietà in Ucraina. «La missione, organizzata da Sos Emergenza Ucraina Cantù e Progetto Korosten di Civiglio, è andata benissimo - riferisce - raggiungendo l’unico scopo prefissato, ovvero aiutare i più bisognosi. Il carico è stato destinato alla chiesa greco-cattolica nella città di Kropyvnyc’kyj, verso il confine della Romania, dove oltre 20mila profughi provenienti dalle zone martoriate dalla guerra, Kerson e Odessa in primis, hanno trovato rifugio. Gli oltre 60 letti e materassi sono stati distribuiti ad ospedali, centri di riabilitazione per feriti e ai profughi che ogni giorno arrivano dalla linea del fronte».

Oltre a un Tir, anche un furgone pieno di pannolini e abbigliamento. Tanto materiale è stato raccolto dalla comunità di Isolaccia, alle porte di Livigno, per essere unito a quanto raccolto a Cantù. Tantissime anche le coperte distribuite. Sono arrivati a destinazione anche cinque bancali di cibo, un freezer da mensa, due frigoriferi, due cucine a gas, stoviglie, una lavatrice, una bicicletta, carrozzine, deambulatori, stampelle, sollevatori per allettati, caloriferi e culle.

«Lasciati gli amici di Kropyvnyc’kyj - racconta Cappelletti - ho praticamente fatto il giro antiorario dell’Ucraina, passando dal sud della regione di Kharkiv per poi salire a Poltava, raggiungere Kiev dove ho incontrato il nunzio apostolico monsignor Visvaldas Kulbokas e padre Luca Bovio, al quale ho consegnato alcuni deambulatori e stampelle. Da Kiev a Korosten sono meno di 150 chilometri e infatti, in un lampo, sono arrivato presso la chiesa battista dove ormai siamo di casa. L’accoglienza è stata bellissima: alcune delle volontarie che abbiamo ospitato nei giorni scorsi a Como mi hanno ricevuto con sorrisi, abbracci ed un bellissimo regalo, una maglietta rossa con impressa la foto di gruppo scattata insieme davanti all’Arco della Pace di Milano».

Il giorno successivo: «Visita e consegna di stampelle tripodi al reparto riabilitazione di uno degli ospedali della città, e subito distribuite. Nel pomeriggio visita al centro estivo, organizzato e gestito sempre dai volontari e volontarie della chiesa battista. Doveroso complimentarsi per il lavoro svolto dalle volontarie che seguono costantemente le attività». La solidarietà continua.

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