«Da Cantù un falso Whatsapp». E Zuckerberg attacca la Sio
La vicenda Meta denuncia un presunto tentativo di spionaggio digitale Diffida alla società canturina che lavora con investigatori e forze di polizia
Cantù
Il gruppo Meta dichiara guerra alla Sio Spa di Cantù. La società di Mark Zuckerberg ieri ha comunicato che invierà una diffida formale alla Asigint srl (gruppo di sviluppatori ed architetti software) che fa parte del gruppo Sio per aver creato una versione contraffatta di Whatsapp.
Secondo quanto reso noto da Meta, la società canturina avrebbe «utilizzato tecniche di social engineering per convincere le persone a scaricare un’applicazione non ufficiale e dannosa, facendola passare per WhatsApp, probabilmente per ottenere accesso ai loro dispositivi». Tradotto: alcuni clienti (circa 200 utenti, secondo Meta) sarebbero stati indotti a installare l’app creata da Asigint credendo in realtà di utilizzare l’app ufficiale di messaggistica Whatsapp.
A scoprire quello che Meta bolla come un tentativo di spionaggio, è stato il team di sicurezza di Whatsapp, che ha anche inviato notifiche di allerta agli utenti interessati.
«Abbiamo disconnesso questi utenti - spiegano in una nota -, li abbiamo avvisati dei rischi per la loro privacy e sicurezza legati al download di un client non ufficiale e fraudolento, incoraggiandoli a rimuoverlo e a scaricare l’app ufficiale di WhatsApp».
Asigint - la società indicata dalla piattaforma del gruppo Meta come creatrice della versione contraffatta di WhatsApp - ha sede in via Lario, a Cantù lungo la strada che porta verso Mirabello. Non è escluso che l’app finita nel mirino del gruppo Meta possa essere stata creata nell’ambito di una indagine per conto dell’autorità giudiziaria. La Asigint, infatti, fa parte del gruppo Sio che lavora stabilmente ed esclusivamente da decenni, ormai, con le forze di polizia non solo di Como, ma della Lombardia e oltre. La stessa Sio collabora con Procure, Organizzazioni Governative, e Agenzie di Intelligence e non lavora per clienti privati. E’ una delle società maggiormente utilizzate, dagli investigatori comaschi, in tema di intercettazioni telefoniche e ambientali.
All’agenzia Ansa un esperto di cybersicurezza, Pierluigi Paganini, ha dichiarato che l’app denunciata da Whatsapp rientra in una «tecnica molto comune in campagne di sorveglianza: è plausibile l’ipotesi di un’attività inserita in un’indagine mirata». Insomma: non spionaggio, ma indagine.
Ma il team di sicurezza di Whatsapp è intervenuto ugualmente, visto comunque che qualcuno stava utilizzando un suo interfaccia per motivi potenzialmente dannosi.
«È importante specificare che non si è trattato di una vulnerabilità di WhatsApp, la crittografia end-to-end continua a proteggere le comunicazioni delle persone che utilizzano le app ufficiali di WhatsApp - specifica la piattaforma del gruppo Meta -. Intendiamo inviare una diffida formale a questa società affinché cessi qualsiasi attività dannosa». Sempre che dannosa quell’attività lo fosse davvero.
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