Dal dolore alla ricerca sul cancro: «Una Fondazione in ricordo di Anita»
Cantù La notaia Terraneo è morta a 43 anni nel 2025. I genitori Antonio e Carla: «Questa è una vera guerra. Ma se la scienza si ferma, non potremo mai vincerla»
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Sono tante, troppe, le guerre che incendiano il mondo. Ce n’è una, sottolinea con calma ma anche enorme fermezza Antonio Terraneo, che non si combatte con bombe e fucili ma miete vittime ogni giorno sotto gli occhi di tutti, si porta via genitori, giovani, ragazzi e bambini persino. S’è presa, strappandola senza compassione a quanti l’amavano, anche sua figlia Anita, a 43 anni appena. E’ la guerra contro il cancro, dice, «una guerra nel vero senso della parola, e se la scienza si ferma, se non si arriva a trovare nuove medicine e terapie, non si potrà mai vincere».
Il progetto di vita con Paolo
Per questo lui e la moglie Carla vogliono creare una Fondazione che porti il nome della loro Anita, per sostenere la ricerca. Una splendida giovane donna, alla quale il destino ha concesso un tempo troppo breve, pur vissuto nella bellezza, nell’amore per la sua famiglia e per il compagno Paolo, con il quale aveva un luminoso progetto di vita, e nella fede limpida, che l’ha sorretta anche nel crudele periodo della malattia. Classe 1982, studi da bambina al collegio Cardinal Ferrari e poi da grande la laurea in Giurisprudenza. Aveva deciso di diventare notaio, superando il concorso e venendo nominata ad esercitare nel 2015. Una carriera che aveva intrapreso con determinazione e capacità, aprendo uno studio in via Saffi, e che portava avanti con professionalità e correttezza, sempre unite a garbo e gentilezza. La sua morte, un anno fa, aveva commosso e addolorato l’intera comunità canturina.
«Da un anno siamo senza di Te – scrivono i genitori in una struggente lettera in sua memoria in occasione dell’anniversario dalla scomparsa – La vita si è fermata al 2 settembre dello scorso anno, quando purtroppo quella brutta malattia ti ha tolto la vita». Anita se n’è andata e «con te se n’è andata la nostra vita, è come se ti avessimo seguita». A mantenere vivo il suo ricordo sono le parole di quanti incontrando i familiari e parlano di lei: «Del Tuo sorriso e dei Tuoi bei modi di fare, della tua disponibilità, cortesia e gentilezza».
«Tutti ti abbiamo amata»
L’amata figlia è stata il dono più bello ricevuto da Dio: «Tutti ti hanno voluto e ti vogliono bene, purtroppo non abbiamo trovato le cure per guarirti. La ricerca, come dicono i primari, deve continuare, la Vita è una sola e la si deve proteggere del migliore dei modi».
La giovane, ricorda il padre, ha sempre compreso con grande lucidità cosa le stava accadendo, quale sarebbe stato l’epilogo: «Quando si sottoponeva alle terapie – racconta Antonio Terraneo – mi diceva di sapere bene che quelle cure servivano solo a tamponare, ma non a guarire. Oggi non esiste una cura specifica per questi mali, esistono tentativi terapeutici, certo in buona fede, ma non risolutivi. Siamo di fronte a una vera e propria guerra». I caduti sono parenti, conoscenti, colleghi. Tanti, ogni giorno. Spesso giovani.
«La gente forse non capisce – continua – che se non si lotta, se la scienza si ferma, questa guerra non finirà mai. Non si può pensare che il male sia un caso, una fatalità da provare ad accettare. Dovrebbe esserci una coscienza comune, anche da parte dei governi di tutti i Paesi, per dare ai medici le armi per combatterla. Quando ho incontrato il Papa l’ho detto anche a lui: bisogna investire nella scienza, perché la vita è una sola».
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