Eleonora, 18 anni dopo la leucemia infantile. «Viva e in prima linea»

Cermenate A 14 anni la diagnosi. Adesso è una giovane donna e fa l’assistente informatica, ma anche volontaria per la onlus Maria Letizia Verga

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Cermenate

A quattordici anni scopre di avere la leucemia, trascorre due anni in ospedale, ma alla fine fortunatamente guarisce. Oggi, a distanza di diciott’anni da quella diagnosi choc, Eleonora Bianchi, assistente informatico, è una donna di 32 anni, vive col compagno Giuseppe da cinque anni a Cermenate e non dimentica l’esperienza adolescenziale, tanto da spingerla a fare volontariato. Nei giorni scorsi, sul palco del cineteatro Excelsior di Cesano Maderno, è stata anche testimonial del “Comitato Maria Letizia Verga” di Monza, impegnato contro la leucemia infantile.

Al primo anno di superiori

Ha raccontato al pubblico quanto sia importante sostenere la ricerca. «Quando tutto è iniziato, facevo la prima superiore – ricorda Eleonora – All’epoca vivevo ancora con la famiglia a Manera di Lomazzo e frequentavo la Cias scuola di parrucchieri a Como».

In quel periodo si sono presentati i primi sintomi. «Il principale era la febbre improvvisa – prosegue Eleonora – Saliva sino a 38, avevo dolori, stanchezza cronica, non riuscivo a mangiare, avevo la nausea, debolezze improvvise. I primi anni di superiori ho avuto anche diversi mancamenti». La diagnosi, leucemia linfoblastica acuta, arriva il maggio del 2008.

Le cure al San Gerardo

Per Eleonora si spalancano le porte dell’ospedale “San Gerardo” di Monza. Vi resterà due anni. «Non ero totalmente consapevole di quello che stava accadendo – prosegue Eleonora - Ero adolescente, certo capivo più dei bambini e mi rendevo conto delle terapie, ma non realizzavo del tutto quanto rischiassi». Di quegli anni non dimentica il sostegno instancabile di papà Marco, di mamma Elisabetta, della sorella maggiore Susanna e della cara amica Marina. Poi c’erano i medici, gli infermieri e Giovanni Verga, fondatore del “Comitato Maria Letizia Verga”.

«Verga l’ho incontrato di persona più volte – prosegue Eleonora – Sul Comitato ho anche un aneddoto. Tra le varie terapie c’era l’aspirato midollare, decisamente pesante. Dopo che la facevi, in premio ti davano un bigliettino. Salivi ai piani alti dell’ospedale, dove c’era il “Maria Letizia Verga”, e ti davano un gioco».

L’impegno per la ricerca

È il maggio del 2010 quando Eleonora lascia il “San Gerardo”. È guarita. «I medici mi dissero una frase bellissima: «Prima della diagnosi sei un bel giardino, pieno di fiori, poi arriva la diagnosi e iniziano a crescere le erbacce. È il momento delle cure, il giardino si sente maltrattato. Alla fine arriva la guarigione e torni a essere un giardino fiorito»».

Eleonora quel giardino ha continuato a coltivarlo con amore. Ha promosso raccolte fondi per la ricerca, è rimasta in contatto con alti ragazzi che hanno vissuto la stessa esperienza fondando anche un squadra di pallavolo, “La resiliente”.

«Dopo la guarigione l’iter per elaborare il tutto è un po’ lungo, non è semplice – dice Eleonora - Lentamente però vai avanti e ne esci. Oggi non ci penso più. È stato un pezzo della mia vita, del mio passato, che ha “composto” la persona che sono adesso».

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