Cronaca / Cantù - Mariano
Giovedì 29 Gennaio 2026
Il falò della Giubiana riempie la piazza a Cantù
La tradizione Tante persone in centro per il corteo e il rogo. Buoni presagi: il fantoccio ha bruciato in pochi minuti
Cantù
Con una mossa disperata del busto in avanti, in puro stile horror, ha anche provato a sfuggire al suo destino. Ma era già mezza bruciata. Cinque minuti di fuoco, tempo che vale come presagio favorevole per una buona annata, sono bastati a incenerire la Giubiana.
Il dibattito, almeno per quest’anno, sembra essere finito, idealmente, tra le fiamme. Nel consueto rogo in piazza Garibaldi. Manichino di donna. Che per le sembianze femminili, contro la violenza di genere, alcune e alcuni non avrebbero voluto mandare tra le fiamme. E che però è stato avvolto, come ogni ultimo giovedì di gennaio, dal fuoco.
E salutato dalla folla, accorsa come sempre in massa per uno degli eventi più partecipati della Provincia.
L’attesa
Gli ultimi giorni hanno visto la leggendaria castellana, issata sulla pira per una tradizione avviata negli Anni Cinquanta, al centro del dibattito politico, culturale e sociale. Il circolo del Pd di Cantù, il Coordinamento delle Donne Democratiche e Rete Intrecciat3 avrebbero voluto un ritorno alle sterpaglie, secondo l’usanza che si perde nelle notti dei secoli: hanno aperto, come l’anno precedente, a una riflessione, chiedendo di fatto di non consegnare alle fiamme il fantoccio femminile, nella triste epoca dei femminicidi. Nel centrodestra, Lega e Fratelli d’Italia avevano invece ribadito l’importanza di non rinunciare alla tradizione.
Ieri, infine, il solito successo della serata, secondo il copione. Evento organizzato da Pro Loco Per Cantù, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e le tante associazioni del territorio. Il corteo storico, messo in scena dal gruppo di rievocazione coordinato da Luisella Arrighi e Serena Azzini, è stato accompagnato dai tamburieri del Corpo Musicale La Cattolica. Partenza dal parco Martiri delle Foibe - Villa Calvi – e poi processione verso il centro.
Come da usanza di questi ultimi anni, l’attore Luigi Marelli della Compagnia Teatrale San Genesio ha letto il testo della sentenza scritto da Giancarlo Montorfano. «Nel nome del popolo canturino, qui cristianissimo e sovrano. Decretiamo la condanna della castellana Gioviana De Zobiis. Con sortilegio e pozione magica sottraeva le chiavi, all’armigero Caffurio, di guardia alla “Porta Ferraia” per consegnarle ai seguaci dell’Imperator inimico Federico Barbarossa e procurar stragi e rovina alla nostra amata Canturio». Quindi, «la condanna alla pena capitale in contumacia bruciandone l’effigie in attesa della cattura». Anno di finzione: 1169.
Il rito
Presente il sindaco Alice Galbiati, al suo fianco l’assessore alla cultura Isabella Girgi, Giunta e consiglieri comunali, il consigliere provinciale Cristiano Fusi. Per la Regione, il consigliere del Pd - presenza che si è notata, vista la riflessione antimanichino aperta nel suo partito - Angelo Orsenigo, e Marisa Cesana, consigliere Forza Italia. Risotto con la luganega degli Alpini di Cantù - beneficenza pro La Soglia - e lasershow finale.
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