
Cronaca / Cantù - Mariano
Giovedì 28 Agosto 2025
Importunata, poi insulti in centro. «Mi inseguiva ed ero terrorizzata»
Cantù Testimonianza di una donna di 47 anni, presa di mira al calare del buio in via Matteotti. Un episodio simile l’altro giorno alle tre del pomeriggio dentro il parco ex Argenti di via Dante
Cantù
«Mi ha seguito per tutto il tempo: io a piedi, lui in bicicletta. Mi tenevo la borsa. Sicuramente era ubriaco. A un certo punto ha provato anche ad allungare una mano. Mi diceva di avvicinarmi a lui. Io ho cominciato a dirgli: “Ma lasciami stare... lasciami stare”. E lui mi ha insultato pesantemente. Per essere nel salotto buono di Cantù, ho avuto paura. Ho pensato che sarei finita bloccata in qualche angolo. Quando poi sono tornata a casa, tremavo».
Così racconta la donna - 47 anni, sposata e con figli - che è stata seguita e insultata in via Matteotti, pienissimo centro, quando ancora non erano le nove di sera. Un episodio emerso in questi giorni, nel contesto di un altro avvenimento simile, che ha visto una donna seguita, in quel caso, alle tre del pomeriggio nel Parco Falcone e Borsellino di via Dante: fuggita, è tornata in auto e ha chiamato il suo compagno.
«Non mi facevano passare»
Non ha potuto fare altrimenti, invece, la donna inseguita in via Matteotti. Il fatto è accaduto nel sabato sera in cui è stata fissata la veglia di preghiera per la morte di monsignor Lino Cerutti, il prevosto emerito 94enne di San Paolo.
«Erano le 20.45. Non stavo andando in giro chissà come: stavo andando in chiesa - racconta - Ho percorso via Milano alta. C’erano questi ragazzi all’esterno di un minimarket. Erano una decina. Mi sono sembrati ubriachi. Hanno fatto un po’ gli stupidi, con le bottiglie di birra in mano: non mi facevano passare. Poi sono riuscita a passare. Mi sono tenuta ben salda la mia borsa e sono andata».
«Ho accelerato verso via Matteotti - prosegue - Quando si è avvicinato questo ragazzo, nero, con una bicicletta nera elettrica. Vestito di scuro. Ad occhio, tra i 20 e i 25 anni di età. Aveva le treccine, capelli un po’ lunghi. Continuava a farmi zigzag con la bici e a dirmene di ogni. “Avvicinati”, “Bella”. Ho tirato dritto e mi ha detto una sola parola: un pesante insulto. Speravo di trovare qualcuno per strada. Ma niente. Non è stato facile nemmeno pensare di fare una chiamata sul cellulare. Questo ha fatto “lo scemo” per tutta la strada. Ha continuato a stringermi la strada. Ha continuato a seguirmi».
«Finalmente ho trovato gente»
«Quando sono arrivata in piazza Garibaldi, non mi sono sentita a mio agio - dice - C’erano solo stranieri. Gente anche con la radio a tutto volume che si sentiva fin sull’ingresso della chiesa. Salendo dalle scale, quello con la bici non ha più potuto seguirmi. Quando sono entrata in chiesa, mi sono sentita inizialmente sollevata. Poi ho iniziato a pensare che sarei anche dovuta tornare a casa».
«Non ho incontrato più questa persona in bicicletta - continua - Ma poi, ripassata davanti di nuovo al market, questi ragazzi di nuovo hanno fatto gli stupidi. Sono andata più veloce che potevo. Mio marito mi ha aspettato sulla porta: l’ho chiamato mentre tornavo ma non poteva certa lasciare i bambini da soli in casa. Mi sono passate mille cose per la testa. Mi sono davvero spaventata e sono veramente amareggiata che a Cantù sia successa una cosa del genere. Pensare che come normali cittadini non pretendiamo molto: chiediamo solo qualche pattuglia in più».
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