La primaria “Munari” ricorda la maestra Surace, scomparsa a 59 anni: «Addio, potevi sempre contare su Ketty»

Cantù Lettera affettuosa di tutte le colleghe e del personale dell’istituto comprensivo. L’abbraccio al figlio Gabriele

Una vita spezzata dolorosamente presto, ma spesa con pienezza, pensando agli altri. Ai suoi piccoli alunni, per i quali sapeva sempre trovare la parola giusta, e che crescendo porteranno con sé un regalo grande, l’esempio di chi mette il cuore ogni giorno in ciò che fa. Ketty Surace, portata via da un malore a 59 anni, è stata generosa fino alla fine, con la donazione dei propri organi, che in un momento di buio rappresenta la vittoria della vita, che si moltiplica.

La scomparsa di Maria Concetta Surace, per tutti Ketty, ha creato grande dolore e incredulità tra amici e colleghi della primaria Gobbi, plesso dell’istituto comprensivo di Como Centro dove si era trasferita l’anno scorso e dove insegnava matematica. Originaria della Calabria, viveva a poca distanza dalla scuola, nella quale si era presto inserita e dove era apprezzata e benvoluta.

Il ricordo

A lungo aveva insegnato a Cantù, alla primaria “Munari”, e tutte le colleghe e il personale dell’istituto comprensivo Cantù 2 la ricordano con grande affetto e si stringono all’amato figlio Gabriele per la perdita improvvisa della madre. «Ketty – scrivono in una lettera - era una presenza concreta, disponibile, di quelle su cui sapevi di poter contare senza bisogno di chiedere troppo. In classe come tra colleghi c’era sempre, con quel modo tutto suo di prendersi cura degli altri. Con i bambini mostrava attenzione vera, fatta di pazienza, ascolto e piccoli gesti quotidiani. Non cercava di insegnare “in grande”, ma di arrivare a ciascuno. Il suo insegnamento continuerà a vivere nel ricordo dei tanti ex alunni, che hanno imparato da lei non solo il sapere, ma anche un esempio autentico di umanità e gentilezza». Parole dettate da una stima autentica, che sono state condivise dai tanti che hanno incrociato Ketty Surace nel proprio cammino. «Ci lascia un messaggio chiaro - proseguono -: lavorare bene senza perdere l’umanità, e ricordarci che il tempo insieme vale più di tante inutili distanze. E fino alla fine lo ha dimostrato, scegliendo di donare i propri organi e continuando a dare anche dopo la vita. La immaginiamo finalmente in pace, nell’abbraccio della sua amata madre».

I funerali si sono tenuti nella chiesa parrocchiale di Sant’Agata a Como, mentre ieri pomeriggio i familiari hanno voluto ricordarla, insieme a quanti le hanno voluto bene, con la celebrazione di una messa a suffragio alla Basilica dell’Eremo di Reggio Calabria.

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