Lacrime per Gabriele: fuori dal liceo Fermi
palloncini e fumogeni
La tragedia Gli studenti radunati all’esterno della scuola per ricordare l’amico morto nell’incidente in moto. Il rombo dei motori e tanti cartelli: «Sgasa anche lassù»
Lettura 1 min.Cantù
L’hanno salutato usando solo i colori più belli: i palloncini, le parole d’affetto, i soprannomi, la musica. E il rombo delle moto, la sua passione grande, quel rumore che, come un richiamo, gli faceva alzare la testa qualunque cosa stesse facendo. La famiglia del liceo Enrico Fermi, ieri dopo l’ultima campanella, s’è riunita per salutare Gabriele Pennati, “Penna”, morto a 17 anni appena mercoledì, in un incidente mentre scendeva da via Ariberto diretto verso casa a Vighizzolo.
I fiori sul suo banco
L’hanno salutato con l’emozione e la passione autentiche dei loro pochi anni, troppo pochi per trovarsi a dire addio a un amico che se ne va. Crudelmente pochi per andarsene. Un dolore che sta coinvolgendo l’intera città, toccata e commossa da questa tragedia. Sul luogo dove è avvenuto l’incidente si moltiplicano i mazzi di fiori, i messaggi. Nessuno che passi di lì riesce a farlo senza che per un istante lo sguardo si faccia più triste, senza dedicare un pensiero a Gabriele e alla sua famiglia, straziata dalla perdita indicibile dell’unico figlio. Al liceo Fermi, dove aveva appena iniziato l’ultimo anno, giovedì si era osservato un minuto di silenzio per lui. Si erano posati fiori sul suo banco. Penna era l’anima della sua classe, la 5G. Era persino il nome dato alle password.
Faceva sentire tutti uniti, tutti a casa, il suo essere punto di riferimento gli veniva riconosciuto senza nemmeno cercarlo. Ieri la scuola intera – e non solo – è stata coinvolta in una commovente commemorazione al termine delle lezioni, nel piazzale dell’istituto. Davanti alla cancellata dove qualcuno ha appeso uno striscione con scritto “Penna vive”. Una promessa, una speranza, una rivendicazione. Tutti i ragazzi, i docenti e il personale, a partire dalla dirigente Maria Anzani, hanno liberato in cielo 300 palloncini arancioni sui quali erano state scritte frasi in sua memoria. Per Penna, per Gabry, per Gabbo. Decine di giovani hanno fatto rombare le proprie moto per rendergli omaggio. Su un cartello tutte le classi hanno condiviso dei pensieri per lui. Su un altro hanno scritto “Sgasa anche lassù...ma non correre troppo”. Gabriele Pennati viveva a Vighizzolo con i genitori amatissimi, coi quali aveva uno splendido rapporto. Avrebbe compiuto 18 anni l’11 ottobre e gli amici si stavano già preparando per fare festa. Voleva diventare ingegnere meccanico e aveva sostenuto il test al Politecnico di Milano, passandolo. Invece, tra le lacrime dei suoi compagni, la dirigente Maria Anzani, col cuore pesante, ha ringraziato tutti, invitandoli a esserci ancora per l’ultimo saluto, quando sarà fissato, al funerale.
“Penna vive”
La procura di Como, per volere del pubblico ministero Simone Pizzotti, ha disposto l’esame autoptico sul corpo del ragazzo. Il pm ha anche disposto il sequestro della sua moto e dell’auto condotta da un sessantenne di Cantù che lo avrebbe urtato con uno specchietto retrovisore, facendogli perdere l’equilibrio e facendolo cadere rovinosamente.
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