Cronaca / Cantù - Mariano
Giovedì 29 Gennaio 2026
Lezione al Fermi: «Non si ripeta più la strage di Crans»
L’evento L’assemblea con gli esperti a Cantù. Gli studenti: «Vogliamo sapere come comportarci in certe situazioni»
Cantù
Empatia e tristezza per chi non ce l’ha fatta, o per chi è finito in ospedale. Ora: voglia di conoscere i meccanismi dell’emergenza. Reagire. È la tragedia di Crans-Montana vista dai ragazzi e dalle ragazze del liceo Fermi.
Coetanei di chi, nell’incendio di Capodanno al Le Constellation, in Svizzera, è rimasto ferito o ha perso la vita. Una strage da 40 morti e 121 feriti. Proprio a Cantù, fra l’altro, risiede un ferito grave, Lorenzo, 15 anni, ora al Policlinico di Milano, amico e compagno di scuola, all’International School of Como di Fino, di Sofia Prosperi, la 15enne italo-svizzera morta nel rogo. Due ragazzi come tanti. Come i mille e oltre di via Giovanni XXIII che hanno seguito con la massima attenzione - ieri mattina - un’assemblea di istituto della durata di cinque ore. Voluta dagli stessi studenti.
Chi presente in aula magna, chi in collegamento dalle aule. Dapprima, un video ambientato in una discoteca, girato qualche anno fa, che eppure nella fiction ha mostrato elementi di impressionante analogia con i fatti accaduti nel Canton Vallese.
Valutati i diversi aspetti
Quindi, l’intervento di due esperti: Antonio Monaco e Marcello Manzi. Si è parlato di come usare un estintore, di come uscire - a carponi - da una stanza in fiamme. Di come provare a gestire il panico: il miglior alleato, la conoscenza. Sapere prima come reagire poi. Avere un occhio in più, quando si entra in un locale, sulle uscite di sicurezza. E se si trova un divanetto su una via di fuga, chiamare il 112 non è sbagliato. È stato chiesto dalla platea: ma i ragazzi di Crans-Montana come sono morti? Risposta: probabilmente quasi tutti per asfissia. A seguire, l’intervento di Gianpaolo Leoni, progettista di sistemi antincendio. E l’intervento del professor Daniele Fumagalli sugli aspetti psicologici e di neuroscienze.
Tra i rappresentanti di istituto presenti, anche i maggiorenni Federico Amadeo, Anna Manca e Giorgia Peroni. «Ci ha colpito molto quello che è successo in Svizzera soprattutto perché le vittime erano tutti ragazzi della nostra età: abbiamo ritenuto importante promuovere i sistemi di sicurezza - dice Peroni - Ci teniamo molto che questi elementi siano noti, e che si sappia come comportarsi. Era un evento evitabile. Nella mia famiglia c’è chi conosce delle ragazze che sono riuscite a scampare alla tragedia solo perché si sono fermate a fare benzina e sono arrivate tardi al locale, quando la gente stava uscendo ustionata».
«Una situazione che può accadere ovunque e anche questo colpisce - aggiunge Amadeo - Abbiamo saputo che un ragazzo di Cantù è rimasto ferito: io non lo conosco, altri verosimilmente sì, però è una situazione che sento vicina, Cantù è la mia realtà, potevo esserci benissimo io, o chiunque di noi. Abbiamo colto quest’occasione per far capire a più gente possibile l’argomento sicurezza».
«Non ci fermeremo»
Al Fermi - dove anche la dirigente scolastica Maria Anzani si è interessata ai contenuti della mattinata - si continuerà sul tema. «I ragazzi ci dicono che vogliono proseguire assolutamente con questo percorso sulla sicurezza - conclude Manca - C’è molto interesse».
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