L’inchiesta Croce Rossa a Cantù: «Fai sparire quel grana»

Le intercettazioni degli indagati per il cibo sottratto ai poveri

«Non ho nulla in casa della Croce Rossa» chiosa Pierpaolo Toppi di fronte ai Carabinieri che bussano a casa sua la mattina presto.

E che, a dispetto delle rassicurazioni del volontario della Cri di Cantù, se ne andranno con pacchi e pacchi di merce tra i quali 4 pezzi di Parmigiano Reggiano, 15 barattoli di marmellata alla pesca, 4 confezioni di spezzatino di vitello, una di carne bovina in gelatina, una di preparato per risotto ai funghi e 3 succhi di frutta tutti con la scritta “Ue-Fead prodotto non commerciabile”. Dove il timbro Ue-Fead sta a indicare il “Fondo di aiuti europei agli indigenti”. Prodotti acquistati con denaro pubblico, e destinati ai poveri.

Come raccontato nei giorni scorsi, la Procura di Como ha chiuso l’indagine sulla vicenda dei beni alimentari che sarebbero stati rubati dai magazzini del Comitato di Cantù della Croce Rossa. Sotto inchiesta dieci persone, sette delle quali accusate di peculato. Volontari considerati dall’accusa come incaricati di un pubblico servizio - la gestione dei generi alimentari da consegnare alle famiglie indigenti di Cantù - che si sarebbero appropriati di beni pubblici.

Al netto delle rassicurazioni che i vari protagonisti della vicenda hanno provato a dare ai Carabinieri, quando la mattina del 16 luglio scorsi si sono presentati muniti di decreto di perquisizione, quel giorno ha rappresentato un piccolo tsunami per il Comitato canturino della Cri.

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