Lorenzo a Crans Montana con la foto di Sofia: «La metterà sulla porta della discoteca»

Il giovane canturino era sopravvissuto alla strage del Constellation, con 41 morti. La madre Elisabetta Galli: «Così ricorderà l’amica morta nell’incendio. Rispettiamo il suo desiderio di tornare in quel luogo, ci facciamo forza a vicenda»

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Cantù

Parte in queste ore tutta la famiglia. «La scelta di tornare a Crans-Montana arriva da un desiderio di nostro figlio. Un’esigenza. Ci facciamo forza a vicenda. Non so ancora che effetto mi farà e un po’ mi fa paura. Ma è giusto così». Così ha raccontato a La Repubblica Elisabetta Galli, la mamma di Lorenzo, il 15enne di Cantù che a Capodanno ha rischiato di morire nel rogo del Le Constellation - 41 morti, 115 feriti - in Svizzera.

In queste ore, con Lorenzo e mamma, a Crans ci saranno anche il papà, Francesco Riva, e il fratello di “Lollo” - dimesso il 1° maggio dall’ospedale Niguarda di Milano - Federico. «I nostri ragazzi hanno visto la morte in faccia - dice la mamma - sono scappati fuori dal locale in fiamme. Sono stati sedati per le ferite gravissime. Si sono risvegliati molto dopo, in ospedale. Nel loro vissuto manca un pezzo. Lorenzo vuole vedere con i suoi occhi il Constellation». Ed essere lì anche nel nome dell’amica Sofia Prosperi, morta nell’incendio, residente in Svizzera. Come Lollo, iscritta alla International School of Como di Fino. «Vuole appendere la foto di Sofia davanti alla porta, aggiungere il suo volto a quel mosaico di immagini dei ragazzi che non ci sono più - prosegue Galli - Portarne un’altra al memoriale. Ha chiesto il permesso alla sua famiglia, la mamma era commossa». Lorenzo e Sofia si conoscevano da quando avevano sette anni. «Erano in classe insieme. Il fratello di Lorenzo, Federico, è a scuola con la sorella di Sofia. Quando erano piccoli erano per così dire fidanzati, poi sono stati migliori amici. Erano molto legati, la sua scomparsa non l’ha ancora accettata. Ha la sua immagine come sfondo del telefono e vuole tatuarsi il suo nome».

Alcuni giovani feriti sono già arrivati a Crans. «Hanno deciso di fare questa cosa insieme. Lorenzo mi ha detto “mamma vado, ma se ci sono i miei amici”. Un percorso doloroso. Vogliono andare oltre questa tragedia, affrontandola. Sono arrabbiata perché non sono state rispettate regole basilari sulla sicurezza, che in Svizzera ci sono. Ci aspettavamo che venisse fatto, altrimenti non avremmo mandato al Constellation i nostri figli. Abbiamo bisogno di giustizia».

La famiglia non pensava di tornare a Crans: «Mai più, ci siamo più volte detti all’inizio. Però bisogna anche superarlo il dolore e questo è un passo. Io e mio marito abbiamo comprato casa lì prima che ci sposassimo. Sarebbe più semplice non tornare più. Ma i nostri ragazzi hanno il desiderio di andare avanti. Noi con loro».

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