Manuela Molteni, addio a 53 anni: tanti amici e le auto al suo funerale

Alzate Ha lottato due anni contro il male. La figlia: «Fortunata ad averti avuto come madre». Don Lazzara: «Perché il dolore?». Era conosciuta nel mondo delle macchine d’epoca americane

I tanti amici arrivati anche da Nord e Centro Italia per dare l’ultimo saluto a mamma Manu, Manuela Molteni, “Manu Cruiser”, il nome con cui era conosciuta nell’ambiente delle auto d’epoca americane, legato alla scena musicale rockabilly. Manu se n’è andata lasciando il ricordo del suo sorriso dopo aver lottato per due anni con la malattia, un tumore, che se l’è portata via a 53 anni.

Il marito: «Mancherai tantissimo»

Ad Alzate, ieri pomeriggio, dalle 14.30, la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo piena. In tanti hanno voluto esserci.

«Mi mancherà tantissimo, non doveva finire così - le parole del marito, Roberto Giacalone, poche ore prima del funerale, ieri mattina - Ha lottato per un paio d’anni contro questa brutta malattia e ancora stava lottando. Una combattente. Se n’è andata domenica mattina. Ha cercato di essere comunque indipendente fino alla fine. Ci sono tanti ricordi. Come i viaggi con il sidecar in Toscana. Di recente siamo riusciti ad andare in Svezia, tra tante auto d’epoca. Il suo mondo ovviamente è il mondo degli Anni Cinquanta. Stanno arrivando tanti messaggi di cordoglio da amici, dall’Italia, dall’estero. È stata io credo la prima donna in Italia ad avere e a guidare un hot rod», il riferimento a particolari auto con il motore a vista. Lei al volante. Con l’immancabile sorriso.

Tanti i messaggi di cordoglio sui social, a partire dalla figlia 21enne, Corinna. «Ciao mamma, sono stata così fortunata ad averti avuto come mamma, non dimenticherò mai i bei momenti passati assieme. Sei stata la miglior madre che si possa desiderare. Sarai sempre nel mio cuore. Ti voglio bene. Dalla tua Corinna». Gli amici: «Hai lottato come una leonessa fino alla fine, sempre con grinta e sorriso sulle labbra».

Le amiche: «Eri speciale»

Un’amica: «Eri speciale, Manu. L’ho sempre creduto davvero. Una tristezza infinita mi ha invaso profondamente». Un’altra amica: «Una mamma splendida, di una dolcezza infinita, un cuore gentile, un sorriso radioso e pieno d’amore per la sua famiglia». «Sono distrutto - aggiunge un amico - Ho conosciuto Manu che saranno stati i primi Anni Novanta, credo ad un live in cui suonavo con la mia band, in Brianza. Ma ci eravamo già incrociati parecchie volte anni prima. E da allora l’ho sempre vista sorridente e sempre accompagnata da Roby, quel ragazzone che sarebbe poi diventato suo marito. Li ho sempre visti come una cosa sola. E non riesco nemmeno ad immaginare il suo dolore, sebbene certe malattie, o le sconfiggi, o ti portano via poco a poco. Ciao Manu, ti voglio bene».

Le domande sulla morte

Ha cercato parole di conforto don Raffaele Lazzara, vicario ad Alzate. «Perché la morte? Perché il dolore? Una vita stroncata. Perché tutto questo? Nessuno di noi né vive né muore per se stesso, viviamo e moriamo per il Signore. Anche se oggi è un giorno veramente difficile. Pur nelle lacrime, pur nello strazio, dobbiamo trovare la forza di esprimere l’affidamento a Dio, perché così egli può consolare il nostro cuore: quel balsamo che ci permette di lenire almeno un poco la sofferenza di questo momento». All’uscita del feretro, gli abbracci al marito e alla figlia. La più ampia famiglia degli amici appassionati. Sgomenti, nel dover dare l’ultimo saluto a Manu.

© RIPRODUZIONE RISERVATA