«Metteva i ragazzi contro la famiglia». Allenatore di basket finisce a processo

Mariano L’accusa è di violenza privata e minacce per aver allontanato due minori dai genitori

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Mariano

E’ una storia difficile da comprendere, se le accuse della procura dovessero essere confermate anche al termine del processo, quella che si è udita ieri mattina in aula nel palazzo di giustizia di Como. Un allenatore di basket, che diceva anche di avere conoscenze con la pallacanestro professionistica, approfittando della vicinanza con due ragazzi (fratelli) che faceva giocare in un campetto di Mariano Comense, ne avrebbe sfruttato l’ascendente allontanandoli dai genitori, mettendoli contro padre e madre accusati di non essere buoni genitori, spingendoli a ribellarsi riuscendo tra l’altro nell’intento visto che ancora oggi, stando a quanto è stato possibile ricostruire nel corso dell’udienza di ieri, i ragazzi non si sarebbero del tutto riavvicinati alla famiglia di origine.

Due fratelli

I reati che la procura è però riuscita a portare in aula, in un quadro dipinto che ha comunque queste tinte appena accennate, parlano di minacce e molestie da parte dell’allenatore di basket contro il padre e la madre (separati) dei ragazzi e anche di violenza privata, per aver impedito ai genitori in un caso – nel mese di luglio del 2023 – di riprendersi i figli al campetto portandoseli a casa. Genitori che l’allenatore definiva «falliti», «invertebrati», minacciando anche, come riferito nelle testimonianza, di «portarli via da casa».

In aula milanese di 67 anni

In un caso, addirittura, erano dovuti arrivare pure i carabinieri quando i figli, entrambi minorenni, volevano davvero andare via da casa. A processo è finito Claudio Ciceri, milanese di 67 anni che frequentava i campetti di Mariano Comense nei mesi finiti al centro dell’attenzione che vanno dal periodo del Covid al 2023. Ieri mattina, davanti al giudice, sono stati sentiti i genitori assistiti in questa triste vicenda processuale dagli avvocati Arianna Cesana e Susi Mariani. In aula era presente anche l’allenatore di basket.

«All’inizio mi fidavo di lui – ha detto la madre – Poi però mi assentai per pochi giorni. I ragazzi, che erano minori, rimasero a casa con la nonna. Quando tornai percepii subito che qualcosa era successo, erano diversi, aggressivi contro di noi, avevano messo un muro e non ne capivo il motivo». «Facevano tutto quello che diceva loro l’allenatore che avevano conosciuto in un campetto, nei mesi del Covid – ha proseguito la donna molto provata per questa storia che pare incredibile – Anche le parole che usavano erano spesso identiche. Lui gli diceva che dovevano cavarsela da soli, ma avevano 16 anni».

Fin quando il 3 giugno tentarono anche si scappare di casa, fermati dalla madre. In strada c’era l’allenatore, «che si mise a gridare che ci avrebbe portato via i figli». Ed è in questo contesto che avvenne uno dei primi interventi dei carabinieri, intervento che è poi confluito nel fascicolo penale che è stato portato in aula dalla procura.

«Ci diceva che non eravamo dei genitori – ha concluso la madre, prima di dare spazio anche al padre – Diceva che eravamo pazzi, dei falliti, li invitava a non tornare a casa». L’udienza è stata poi rinviata per sentire altre testimonianze.

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