Moglie e figlio morti in pochi attimi: «La mia vita rovinata»

Mariano Comense Lo straziante racconto del marito che ha assistito alla tragedia in casa. «Rafia è caduta in salotto, le ho fatto il massaggio cardiaco ma non c’è stato nulla da fare»

In cucina erano spuntati i primi biberon, mentre in cameretta, gli armadi avevano già iniziato a riempirsi di vestitini, tutine e corredi azzurri. Perché Rafia, la giovane mamma spirata sabato a Mariano, avrebbe dato alla luce un maschietto. Come certificato dagli esami, un malore improvviso le ha chiuso gli occhi sul mondo, spegnendo anche i colori più vivaci nel grembo dove da nove mesi cresceva il figlio a cui ormai i genitori avevano dato un nome, Wajeeh. Perché il 7 marzo la famiglia si sarebbe allargata, con l’arrivo di un fratellino per il piccolo Sakhi, nella casa di via Papa Giovanni XXIII.

«Aveva giramenti di testa»

«La notizia della loro morte mi ha rovinato la vita» spiega il marito Muhammad Haroon che prova a cercare nel suo vocabolario le parole per descrivere un evento che mai avrebbe voluto raccontare. «Sabato mattina mi sono svegliato alle 6,30 per andare a lavoro, sono verniciatore. Due ore dopo ho trovato sul cellulare una chiamata e un messaggio di mia moglie che mi chiedeva quando sarei rientrato a casa. Le ho risposto il tempo della strada, una ventina di minuti e infatti alle 11 ero qui. Stava poco bene, aveva qualche giramento» ricorda Haroon. Il marito ha così preparato un thè con le brioche, poi un uovo bollito per alzare la pressione che tendeva verso il basso.

Hanno un altro bambino

«Mi ha detto che si sentiva meglio, chiedendomi di mettere a letto nostro figlio, perché lei voleva uscire a camminare per chiamare sua mamma». La voce del marito si incrina nel ricostruire quegli ultimi istanti di vita della moglie caduta a terra nel salotto di casa. «Ho subito iniziato a praticarle il massaggio cardiaco, ho chiamato i soccorsi che sono arrivati in 5-7 minuti, ma dopo un quarto d’ora mi hanno detto che purtroppo non c’era più niente da fare».

Difficile trattenere le lacrime capaci di raccontare il dolore in qualsiasi lingua del mondo. Quello per la perdita della donna diventata sua moglie nel 2016, ma anche quello per aver dovuto dire addio a un bambino mai incontrato. «Aveva già comprato i vestini, cinque o sei biberon e questa settimana avremmo dovuto acquistare il passeggino doppio» spiega il marito che aveva segnato sul calendario il termine di una gravidanza vissuta senza problemi. «Ogni mese faceva i controlli, andavano tutti bene. Tanto che aveva già preparato la borsa per andare in ospedale il 7 marzo».

«Ora va avanti per suo figlio» spiega un signore presente in casa. Perché subito la comunità di pakistani ha fatto rete intorno alla famiglia per sostenerla in questo momento difficile, nella speranza che anche le istituzioni municipali possano tendere la mano. Ad aiutarli subito al momento è stato solo un privato, l’azienda “Indaco” di Briosco, dove lavora papà Haroon, pronta a farsi carico dei costi per la cerimonia funebre. Perché la salma della donna verrà riportata in Pakistan, più precisamente nella regione del Punjab, dove i familiari potranno darle l’ultimo saluto. Una preghiera verrà recitata anche a Cantù nel loro luogo di preghiera in via Milano.

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