Moschea a Cantù, c’è il via libera del Comune. Sì a permessi e cambio di destinazione
Cantù L’amministrazione di centrodestra ha «preso atto della sentenza del Consiglio di Stato»
Lettura 1 min.Cantù
A dodici anni dalla prima richiesta, presentata in municipio nel 2014, il Comune ha rilasciato all’associazione islamica Assalam il permesso di costruire per il cambio di destinazione del loro immobile di via Milano in luogo di culto.
Che ora, quindi, potrà legittimamente ospitare la preghiera, il Ramadan. Non è stato necessario forzare la situazione, non è servito che lo firmasse il prefetto di Milano. In maniera ordinaria, l’ha fatto la dirigente dell’area Gestione del Territorio. E ora il Comune deve provvede alla restituzione degli importi versati da Assalam a titolo di contributo di costruzione per 58.647 euro, considerata l’invalidità del precedente provvedimento di rilascio.
La vicenda si chiude
Nemmeno un mese fa l’ultima pronuncia del Consiglio di Stato, dopo dopo 12 anni di cause e ricorsi nelle aule di tribunale, sembrava aver condotto lo scontro tra il Comune e l’associazione islamica Assalam a conclusione. E ora, con l’asetticità di un atto burocratico, la vicenda che ha infiammato il dibattito politico negli ultimi anni si chiude. Dopo oltre 200mila euro di spese legali. L’ultima variazione al bilancio per il riconoscimento di un debito fuori bilancio scaturito da una sentenza avversa al Comune, per 5mila euro, nella seduta di consiglio di una decina di giorni fa, senza i voti delle opposizioni.
«Il Comune di Cantù – la nota da parte dell’ente - ha preso atto della sentenza del Consiglio di Stato e ha conseguentemente provveduto al rilascio del Permesso di costruire per “completamento del capannone industriale con cambio di destinazione d’uso (luogo di culto riunioni e conferenze), modifica accesso carraio e formazione di recinzione interna”, coincidente con la domanda avanzata nel 2014».
Il Consiglio di Stato, accertato che il Comune non aveva dato attuazione alle precedenti sentenze, ha dichiarato nulli gli atti comunali successivi, e confermato la nomina di un commissario ad acta, il prefetto di Milano, affinché provvedesse, in sostituzione all’amministrazione, al rilascio del titolo abitativo. Ma non è servito. Soddisfazione da parte dei legali dell’associazione, Vincenzo Latorraca e Michela Luraghi: «Con il rilascio del titolo sembra chiudersi una vicenda che dura da oltre dodici anni, con una serie di giudizi, avanti al Tar Lombardia Milano ed al Consiglio di Stato, legati alla negazione, da parte del Comune, del titolo e, dunque, in sostanza, dell’esercizio del diritto di culto in forma collettiva. Viene così ad esaurirsi ogni possibilità di contenzioso, certo non voluto dall’Associazione, ed ogni pregiudiziale impedimento che i giudizi hanno riconosciuto infondato».
I legali di Assalam
Il Comune, proseguono, senza attendere l’intervento del commissario, «ha finalmente provveduto al rilascio, senza le condizioni imposte in precedenza, riconoscendo che è possibile insediare nell’immobile di via Milano un luogo di culto.
Nel permesso è previsto inoltre che la stessa Amministrazione provvederà alla restituzione degli importi versati da Assalam a titolo di contributo di costruzione per l’importo di 58.647 euro. L’Associazione ha chiesto inoltre il pagamento delle spese legali liquidate in suo favore dal Consiglio di Stato».
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