Moschea, incontro per fare chiarezza: «Gli islamici hanno diritto ad averla»

Cantù Il coordinamento Libero Culto ha annunciato il dibattito mercoledì al teatro San Teodoro. Il legale Latorraca: «Spiegheremo le loro ragioni e faremo “parlare” i documenti della vicenda »

Una serata per fare chiarezza, documenti alla mano, su una vicenda della quale molto si dibatte da anni, in città. Ma, secondo il coordinamento Libero Culto, lo si fa sulla base dell’ideologia o del sentito dire. Delle fake news, persino. Il caso Assalam, il braccio di ferro sul filo delle leggi urbanistiche che da sette anni contrappone nei tribunali la comunità islamica e il Comune sull’uso dell’immobile di via Milano per la preghiera. Questione sulla quale le posizioni restano inconciliabili, come è emerso chiaramente anche nel corso del recente consiglio comunale aperto sul diritto di culto convocato da Pd, Unire Cantù, CanTù con Noi, Lavori in Corso, Cantù Rugiada e Movimento 5 Stelle, serata organizzata dal coordinamento Libero Culto, che riunisce le opposizioni e molte realtà associative del territorio.

La cena conviviale

Che già avevano proposto, lo scorso aprile, una cena conviviale in piazza Garibaldi, apparecchiata proprio sotto il simbolo di Cantù, il campanile di San Paolo, dove 300 fedeli musulmani avevano recitato la preghiera dell’iftar. Le reazioni da parte della maggioranza, Lega in testa, erano state di nettissima contrarietà.

L’appuntamento, ora, è per mercoledì sera alle 20.45 al teatro San Teodoro, per una serata nel corso della quale sarà ricostruita la vicenda che ha animato, in questi anni, le cronache giudiziarie e il dibattito sui luoghi di culto in Lombardia. Sul palco il consigliere comunale e legale di Assalam Vincenzo Latorraca, l’avvocato Grazia Villa, della Scuola Diritti Umani Gabriele Moreno Locatelli; Antonio Angelucci, professore associato di Diritto Ecclesiastico e Canonico all’Università dell’ Insubria e l’avvocato Andrea Mensi, assegnista di ricerca all’Università di Bologna. Modera FuoriFuoco.

«Gli aspetti sconosciuti»

«Secondo noi – spiega Latorraca – molti aspetti non sono conosciuti. Per esempio, quando si dice che in quel capannone può insediarsi solo una realtà produttiva, non è corretto, perché il pgt vigente prevede anche il luogo di culto tra le destinazioni d’uso. Quando si parla di permesso di costruire, molti pensano che siano stati realizzati lavori difformi, in realtà invece è un passaggio di prassi per il cambio di destinazione d’uso». Serata, assicura, «che non vuole assolutamente essere strumentale, vogliamo solo dare chiarimenti su questioni che riteniamo non siano note. Vogliamo far “parlare” le fonti, ovvero i documenti». In attesa, a gennaio, che il Tar si pronunci sul permesso di costruire, che, richiesto già due volte, il Comune nega. Il Consiglio di Stato l’anno scorso si è espresso sul passaggio di proprietà dell’immobile del sodalizio canturino al patrimonio di piazza Parini, sospendendolo e rimandando proprio al Tar.

«E’ importante fare chiarezza su una pagina molto brutta della nostra contemporaneità – dice il coordinatore provinciale del Movimento 5 Stelle Como Raffaele Erba – è importante che si chiarisca che la legge su cui si fonda tutta la narrazione del procedimento che riguarda Assalam è stata abrogata. La tanto invocata tutela della legalità decade, perché questa norma, la legge 2 del 2015, è stata abrogata dalla stessa Regione Lombardia»

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