Non sono massaggi, ma prostituzione. Il capo in cella: è un uomo di Cermenate

L’inchiesta. Tre comaschi arrestati nell’ambito di un’operazione su case di appuntamenti. «Se vengono a fare un controllo il reato nostro è sfruttamento e il pappone è lo sfruttatore»

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Cermenate

«Nel momento in cui vengono» a fare «un controllo puoi dire tutto quello che vuoi, il reato nostro è sfruttamento della prostituzione, punto. Il Pappone è lo sfruttatore». Così parlò Lorenzo Polli, 57 anni, nato a Sorico ma domiciliato a Cermenate dove i poliziotti della Squadra mobile lo hanno arrestato martedì mattina, nell’ambito di un blitz ordinato dal giudice delle indagini preliminari di Milano per sfruttamento della prostituzione, autoriciclaggio, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Lui, secondo l’accusa, era il capo assoluto di questo gruppetto di indagati, che avrebbe gestito un giro discretamente redditizio di case di appuntamenti, camuffate da centri benessere e centri massaggi.

In cella

Tre i comaschi arrestati. Oltre a Lorenzo Polli, anche Vito Ricci, 67 anni residente a Olgiate Comasco, ed Ermanno Mario Crippa, 68 anni milanese residente in Valle Intelvi.

Tre i centri massaggi, tutti a Milano, individuati dagli agenti della polizia giudiziaria della Procura del capoluogo meneghino, dove le donne ricevevano i clienti per “trattamenti corpo” che in realtà erano ben altro. Anche perché quei centri erano ben pubblicizzati su portali erotici dedicati. Il capo, secondo l’accusa, era proprio Polli, che individuava i locali dove svolgere l’attività, firmava i contratti d’’affitto, incassava il denaro insieme alla compagna Boutaina Karafi, giovane originaria del Marocco pure lei arrestata. Gli altri due comaschi sono considerati finanziatori dell’organizzazione: fornivano - sempre stando alle ipotesi d’accusa - capitale per la gestione dei centri e partecipavano alla selezione e alla valutazione delle ragazze da avviare alla prostituzione.

L’inchiesta

Il giro di denaro era particolarmente ingente se è vero, come contestano gli investigatori, che nell’arco di un paio di anni Lorenzo Polli avrebbe autoriciclato qualcosa come un quarto di milione di euro. Tutto denaro in contante che versava sulle sue prepagate oppure sui conti correnti intestati alle sue società, e che poi usava per l’acquisto di orologi di lusso o per trasferirli all’esterno.

Dalle intercettazioni emerge una struttura pensata come una vera e propria azienda: turni, pubblicità, servizio di centralino, prenotazioni, controllo della produttività, gestione delle assenze, ricerca di nuove ragazze e apertura di nuove sedi. E Polli con la compagna discutevano anche molto di quanto ha incassato ciascuna ragazza, di quanto trattenere, di chi ha lavorato di più, di chi rende meno.

Il tutto con la consapevolezza - almeno nella lettura delle intercettazioni da parte della Procura - di commettere un reato: «Io vendo massaggi», dice Karafi. E Polli risponde: «Non puoi raccontare questa cosa... da dove arrivano i soldi?».

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