Processo Hydra, comasco il bancomat cinese dei clan. In Canturina la cartiera delle mafie

La sentenza Camorra, Cosa Nostra e ’ndrangheta alleate per fare affari insieme. Giro milionario di false fatture per potersi garantire ingenti quantitativi di denaro contante

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Società cinesi garantivano la disponibilità di fiumi di denaro per le mafie lombarde. E uno dei bancomat più attivi, nel portare contanti alle organizzazioni criminali, era un comasco. Non solo, ma in città, in via Canturina, ha operato per anni una società pienamente inserita in questo meccanismo di finanziamento delle attività illecite di ‘ndrangheta, camorra e mafia siciliana. È quanto emerge dalla sentenza della maxi indagine Hydra, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano sulla spartizione degli affari tra le varie mafie attive nella nostra regione.

L’udienza preliminare, che aveva portato a 62 condanne, 9 patteggiamenti e 11 imputati prosciolti, aveva permesso di fotografare un’alleanza strategica tra le varie organizzazioni criminali, per puntare soprattutto all’arricchimento dei clan. E l’aspetto economico è stato uno dei principali filoni dell’indagine. Che ha portato alla luce, tra l’altro, un circuito riconducibile a soggetti e società cinesi in grado di garantire la disponibilità di ingenti somme di denaro contante agli uomini coinvolti nel sistema criminale.

In questo contesto, un ruolo determinante lo ha ricoperto il comasco Alessandro Monti, nato in città 55 anni fa, residente a Fino Mornasco, condannato a 4 anni e otto mesi di reclusione per una serie di reati di frode fiscale e impiego di denaro di provenienza illecita. Reati con tanto di aggravante mafiosa. Ciò che la sentenza ha portato alla luce, è un giro clamoroso di cash, come spiega dopotutto lo stesso Monti parlando con personaggi del calibro di Michele Pace (legato al mandamento capeggiato da Matteo Messina Denaro), Filippo Crea e Saverio Pintaudi (‘ndranghetista della cosca Iamonte), dice: «Il mio fornitore ha la disponibilità di 500mila euro al giorno cash».

Il meccanismo nel quale Monti era inserito (secondo la condanna in primo grado) era quello di trasformare denaro formalmente “pulito”, e giustificato da fatture, in denaro contante di origine illecita, pronto per essere usato e molto più difficile da tracciare.

In sintesi: società cartiere, amministrate formalmente da soggetti cinesi, emettevano fatture per operazioni inesistenti. Il denaro veniva bonificato e poi trasferito all’estero, soprattutto verso la Cina. L’organizzazione di cambia-valute si tratteneva una percentuale del 6% e, una volta avvenuto il bonifico, consegnava contante di provenienza illecita ai clan. Il vantaggio di un simile meccanismo è presto detto: trasformare denaro bancario e tracciabile in contante anonimo, che può essere speso, consegnato, nascosto o movimentato con molta maggiore facilità. Inoltre, le false fatture potevano servire anche a creare costi fittizi, abbattere gli utili imponibili o generare vantaggi fiscali, a spese della collettività.

Tra le società cartiere identificate dagli investigatori, una aveva sede a Como, in via Canturina. Si tratta della società cooperativa Project General Service gestita di fatto da Filippo Crea e Demetrio Tripodi (entrambi considerati affiliati alla ‘ndrangheta). Nel 2020, secondo la sentenza, la cooperativa comasca (attiva nella movimentazione di merci) viene acquisita e intestata fittiziamente a un prestanome da uomini che il giudice considera inseriti nel sistema economico-criminale di Hydra. La società, stando alla sentenza, è stata poi utilizzata per emettere oltre 60mila euro di false fatture, per consentire di abbattere gli oneri fiscali e contributivi di un’altra impresa controllata dallo stesso gruppo criminale.

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