Serenza juniores: insulti all’arbitro straniero e mani al collo di un dirigente. Maxi squalifiche
Capiago Intimiano Dieci giornate a un giocatore e sei a testa per altri due. Il direttore: «Intervento anche interno con i ragazzi»
Insulti discriminatori indirizzati a un arbitro non italiano. Con un ragazzo che ora si dovrà fermare per 10 giornate. E altri due compagni di squadra, uno dei quali ha afferrato al collo e ha cercato di sferrare un pugno a un dirigente della squadra avversaria, squalificati per altre sei giornate. Così a tre giovani calciatori del Serenza Carroccio, categoria juniores: la polisportiva è già intervenuta a sua volta stigmatizzando l’accaduto e aprendo una riflessione con gli stessi ragazzi.
La vicenda
La gara si è disputata il 21 marzo: Villaguardia 0 - Serenza Carroccio 2. Il ragazzo squalificato per dieci gare è stato dapprima «espulso per frase irriguardosa nei confronti dell’arbitro - si legge nel riepilogo dei provvedimenti del giudice sportivo - alla notifica del provvedimento rivolgeva al direttore di gara frasi discriminatorie».
Il secondo giocatore salterà sei gare «per aver rivolto una frase offensiva all’arbitro a termine gara e per aver rivolto frasi minacciose e offensive ad un proprio dirigente che cercava di calmarlo». Il terzo, «per aver aggredito a termine gara un dirigente avversario, prendendolo per il collo, rivolgendogli plurime frasi gravemente offensive e minacciose; non riusciva nell’intento di colpire il dirigente con un pugno grazie all’intervento dei compagni di squadra».
Il direttore tecnico del Serenza Carroccio Roberto Andreotti, contattato, dice che «in merito a quanto accaduto, prendiamo atto dei provvedimenti disciplinari adottati sulla base degli atti ufficiali di gara, che hanno coinvolto tre nostri giocatori. Si tratta di un episodio che non rispecchia i valori della nostra società: il rispetto verso avversari e arbitro deve sempre essere al primo posto. Per questo motivo siamo intervenuti internamente nei confronti dei ragazzi e abbiamo già avviato un confronto con loro affinché simili situazioni non si ripetano».
Tensione
«Sappiamo che nel finale ci sono state situazioni di tensione e alcune provocazioni, ma questo non giustifica in alcun modo la reazione dei nostri tesserati, che è stata sopra le righe e di cui si sono assunti la responsabilità - prosegue Andreotti - Per quanto riguarda le parole pronunciate al termine della gara, non siamo in grado di confermare con certezza quanto riportato. Il direttore di gara ha fatto riferimento a un’espressione discriminatoria e, indipendentemente dalla formulazione, riteniamo che qualsiasi forma di insulto di questo tipo sia inaccettabile, dentro e fuori dal campo».
Come aggiunge il delegato provinciale di Como della Lega Nazionale Dilettanti - riferimento per le squadre affiliate alla Figc - Donato Finelli: «L’insulto è stato indirizzato a un arbitro non italiano - spiega - il giudice si è espresso secondo regolamento. I ragazzi purtroppo devono comportarsi bene: avranno tempo per ripensare all’accaduto».
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